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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

giugno 2017

Challenger, G. Lopez.

Era il 28 gennaio 1986, quando il razzo Space Shuttle Challenger, con un equipaggio di 7 persone, si disintegra dopo soli 73 secondi di volo. Il lancio dello Shuttle fu trasmesso in diretta tv ed ovviamente anche la sua distruzione. Erano le 11:38.

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Questo è il legante dei 73 racconti raccolti in Challenger da Guillem Lopez per Eris Edizioni in un’edizione spettacolare con tanto di mappa di Miami. Leggere questa raccolta di tanti e brevi racconti non è stato facile. La scrittura di Lopez è bellissima, abbiamo apprezzato soprattutto il modo in cui descrive personaggi ed ambienti con precisione, ma senza risultare piatto o pesante. Descrive non per il gusto prosaico di farlo, ma per proiettare nella mente del lettore esattamente quella precisa figura in quel determinato spazio.

“Ogni sua ruga è una trincea dietro cui si cela un rimprovero pronto ad assalirti.”

Forse è proprio l’esattezza dei racconti a rendere Challenger una lettura difficile: non puoi leggerlo tutto d’un fiato, non ci riesci perché la sua realtà ti risucchia, ci sono troppe informazioni, troppi personaggi da metabolizzare. Deve essere letto a piccole dosi per far sì che ogni personaggio si faccia spazio nella tua memoria. I momenti di apparizione dei personaggi di Challenger sono brevi, ma non unici. Spesso di sfuggita, impercettibilmente lo stesso personaggio compare in più storie grazie ad un legame o casualmente. Challenger descrive la vita, non la vita di qualcuno, ma tanti pezzi di vita casuali, che sono accomunati da un’unica presenza: il Challenger.

Questo libro e i suoi racconti di quotidianità, i suoi 73 frammenti di vita legati in qualche modo al Challenger mi ha fatto ricordare l’attentato alle Torri Gemelle. Due situazioni diversissime ovvio, due eventi che hanno una portata globale diversa, ma che nella vita dei singoli (non coinvolti) sono stati recepiti allo stesso modo. In Challenger c’è quell’attimo di sgomento, di paura, di sorpresa nel vedere le immagini della navicella che esplode, nel sapere delle vittime ed uguale è stato quell’11 settembre 2001. Io ero alla tv ed è stato lo stesso, tutti noi ricordiamo quel momento, ma poi mamma ha continuato ad innaffiare le piante, io a giocare e tutti gli altri a riprendere le proprie vite, siamo stati come i personaggi di Challenger: loro continuano a lavorare, a rubare, ad uccidere, ad inventare, a preoccuparsi delle proprie tragedie quotidiane che sembrano più grandi di tutto ciò che accade nel resto del mondo.

 

Forse la lettura di Challenger è così difficile perchè fa capire che non c’è un’umanità, non esiste davvero la tragedia collettiva. Alla fine sono solo momenti lontani che non lasciano il segno dentro di noi. Non c’interessa di queste cose, ognuno s’interessa delle cose vicine, tralasciando disastri, morti e forse leggere questa mancanza d’interesse/altruismo/condivisione del dolore non una ma 73 volte fa un po’ male.

 


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Il mio primo Tunuè

Ciao carissimi, oggi la mia recensione la leggete sul blog della casa editrice Tunuè! Dall’inizio dell’anno, mensilmente, grazie ad una loro rubrica, dopo la critica letteraria Silvia Costantino, l’illustratrice Agnese Innocenti, la booktuber Donatella Principi (Chibiistheway per capirci) ed il redattore di Fumettologica Valerio Stivè, eccomi a parlarvi del mio primo libro Tunuè: Beowulf di Santiago Garcia e David Rubin.

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Sono onoratissima di essere stata invitata a raccontarmi in questa rubrica, nel lasciarvi QUI il link alla mia recensione, vi dico anche che sto leggendo un loro romanzo e quindi vi parlerò presto anche della collana di narrativa di Tunuè!

 


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Darwin II: intervista, varie ed eventuali.

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Il nostro entusiasmo per Darwin che fa parte del progetto Seasons di Uno studio in rosso, ve lo dovreste ricordare dalla recensione della stagione uno. Con la stagione 2 si conclude purtroppo l’appassionante vicenda ambientata nella Preistoria, quando noi (homini sapiens sapiens) non eravamo l’unica specie di homo presente sulla terra. La lotta per l’affermazione continua ad essere dura e spietata e porterà alla definitiva scomparsa delle altre due specie: l’Homo Floresiensis e l’Homo Neanderthalensis [quest’ultimo non può dirsi completamente scomparso, visto che recenti ricerche (di cui vi lascio i link qui e qui) hanno dimostrato che nel nostro DNA conserviamo qualche gene dei Neanderthal].

darwin11.jpgComunque, avevamo lasciato i nostri cari tre personaggi davanti ad un inaspettato scenario ed ora li ritroviamo pronti a lottare di nuovo, insomma: scorreranno fiumi di sangue anche in questa stagione. Pur rimanendo un fumetto silenzioso la seconda stagione a differenza della prima, vedrà l’entrata in scena anche della parola, utilizzata ovviamente solo dai Sapiens Sapiens; ci sarà inoltre qualche comparsata del gentil sesso, assente nella prima stagione. Rimarrà invariata la struttura del fumetto, diviso in capitoli brevi, introdotti da citazioni che rimandano all’essere realmente umani. La storia è sempre caratterizzata da un’azione incalzante e si svolge alla massima velocità, i disegni di Alessio Moroni sono come sempre pazzeschi, mentre i colori rispetto al primo volume sono più aperti e chiari. Gli sfondi tra un capitolo e l’altro sono affidati a Federico Butticè, cosa che crea un intervallo anche visivo tra un capitolo e l’altro.

Detto questo non vogliamo più rivelarvi oltre, vi rimandiamo alla recensione della prima stagione di Darwin, ma soprattutto vi lasciamo alle parole degli autori: Giulio Antonio Gualtieri, Alessio Moroni e Federico Butticè che abbiamo incontrato ed intervistato all’Arf!

  • Com’è nato il soggetto di Darwin?

Giulio: Ho sempre avuto l’idea di ambientare qualcosa nella Preistoria e da una cena con Michele Monteleone, dove si parlava di tutt’altro è nata l’idea di tirarne fuori un fumetto. Mi ha sempre incuriosito il fatto che c’è stato un momento in cui c’erano più uomini, quando abbiamo avuto di fronte a noi più sfumature di noi e non abbiamo fatto altro che massacrare le altre specie.

  • Essendo un fumetto silenzioso, senza dialoghi, in cui sono le immagini a parlare, come si è svolto il tuo lavoro? Ed è più facile lavorare quando sono presenti i dialoghi o no?

Alessio: È sicuramente più difficile lavorare senza dialoghi perché il disegno deve lavorare anche per i dialoghi. Deve esserci ancora più equilibrio e sinergia tra disegni e parole in questo caso e, c’è la necessità che il disegno sia più chiaro ed immediato perché deve sopperire alla mancanza di testo.

  • Invece dal punto di vista della sceneggiatura, com’è stato lavorare senza parole?

Giulio: In realtà questo tipo di narrazione senza dialoghi ha avuto bisogno di più scrittura del normale. È sicuramente stato difficile adattare una storia senza poi poterla raccontare attraverso i dialoghi, ma alla fine devo ammettere che Darwin è stata una delle cose che mi è riuscita più facilmente.

  • Come si è svolta la ricerca per dare forma ai personaggi?

Alessio: Inizialmente mi sono affidato a documentari, ricostruzioni che poi ho reinterpretato in maniera più particolare e libera. Facendo i primi studi molto realistici abbiamo visto che i personaggi non funzionavano, abbiamo quindi cercato di rimarcare le differenze tra le varie specie e dargli dei tratti distintivi: l’Homo Sapiens è moderno ed è l’eroe, il Floresiensis invece è diventato più simile ad un folletto e l’Homo di Neanderthal si avvicina ad un orco. Questo anche perché l’idea originaria era quella di una storia fantasy ambientata nella Preistoria.

  • Qual è la vostra parte preferita di tutto il fumetto?

Giulio: Invece la parte migliore per me è l’inizio che ha un potere narrativo importante e da lì parte tutta la sintesi di una storia narrata solo per immagini.

Alessio: Sicuramente l’ultima sequenza della seconda stagione.

Federico: La parte conclusiva è sicuramente di grandissimo impatto, ma l’inizio della prima stagione di Darwin brilla per la narrazione.

  • Ci saranno nuovi progetti in comune?

Giulio: Sì io ed Alessio stiamo lavorando insieme a qualcosa che non possiamo ancora dire. Darwin è invece concluso, ma con la Preistoria non è finita.

  • (Ed ora la domanda della domande che in generale mette in crisi tutti) Qual è il vostro fumetto e il vostro libro preferito?

Giulio: I preferiti in assoluto non saprei sceglierli, ma sicuramente ci sono stati due libri che mi hanno ispirato ed aiutato nell’ideare Darwin e sono Ken Parker “Il respiro e il sogno” che è un fumetto completamente muto e mi ha fatto capire che fosse possibile raccontare anche solo per immagini. Mentre il libro è Le Benevole  di J. Littel (Einaudi) che è la storia dell’avanzata nazista, raccontata proprio da uno di loro: un SS che rappresenta il peggio dell’umanità che si mette in contrasto al meglio e questo mi ha aiutato con Darwin dove in fondo il protagonista è anche l’antagonista.

Alessio: Il mio fumetto preferito è Il Cadavere di Mignola (racconto breve con capitoli di due pagine, pubblicato sui numeri dal 75 all’82 sulla rivista Advence Comics del 1995), le sue storie brevissime hanno una soluzione narrativa particolare proprio perché in poche pagine deve esserci inizio, colpo di scena e conclusione. Credo sia l’apice della narrazione a fumetti. Il libro è invece La mano sinistra di Dio di P. Hofmann (Nord Edizioni) è un fantasy di ambientazione medievale, dove c’è una distorsione di fatti successi nel nostro mondo e soprattutto c’è violenza da chi non ti aspetteresti.

Federico: Il mio fumetto è La Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa (Panini) che oltre ad essere disegnato da Dio ha fatto sì che un personaggio fantastico e particolare come Paperone diventasse veramente umano. Il mio libro preferito è Dance dance dance di H. Murakami (Einaudi) che è un libro silenzioso, che parla molto per immagini. Si avvicina all’idea narrativa di Darwin che ha per protagonista il silenzio.


 

Noi ringraziamo ancora i gentilissimi autori e vi invitiamo, nuovamente, a recuperare Darwin!

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Stiamo guardando… #3

Salve carissimi, è dal mese di febbraio e precisamente da questo articolo che non vi parliamo delle serie che ci aiutano a passare le serate in solitaria. Fra i vari vaneggiamenti che faremo ne abbiamo una da consigliarvi vivamente, quindi prendete appunti!

Allora iniziamo con le serie che abbiamo concluso:

 

Once Upon a Time che è arrivata alla sesta stagione e noi boh, cioè diremmo anche basta. Le nostre stagioni preferite sono le prime, fino alle terza. Poi abbiamo notato una lentezza dilagante e un voler allungare a tutti i costi la storia, proponendo e riproponendo la stessa solfa infinite volte. Cioè da che esiste Storybrook hanno lanciato 2 milioni di sortilegi che si spezzano sempre con il bacio del vero amore, sempre tra le stesse persone. Il guaio è che questa cosa non sembra essere stata recepita dai grandi capi che invece di fermarsi stanno preparando una nuova stagione.

 

Daredevil serie Netflix – Marvel: bella, bellissima la prima e la seconda puntata dove abbiamo pianto gran parte delle nostre lacrime perché si racconta la storia di Matt. Il resto della serie no. Voi sapete che a noi piacciono molto i film cruenti e sanguinosi, ma qua si picchiano sempre nello stesso angolo di strada, sempre i soliti 2-3 tra una causa e l’altra. La prima stagione ci potrebbe anche stare, ma la seconda è terribile, tranne che per The Punisher: è un personaggio ben costruito e caratterizzato, l’unico che ha una bella storia psicologica in questa stagione, ma che forse non è stato sfruttato nel modo giusto. Insomma, un altro no.

 

Versailles, seconda stagione: della prima stagione vi abbiamo parlato approfonditamente qui, Luigi XIV è uno dei nostri personaggi storici preferiti e questa serie gli rende davvero giustizia. George Blagden è come sempre bravissimo e qui dovrà scontrarsi con la corruzione che dilaga a corte, promossa tra l’altro dalla sua protetta: la bellissima Athenais. Il nostro personaggio preferito si riconferma essere Monsier Fabien Marchal di cui viene svelato un lato un po’ più sentimentale; ci ha molto sorpresi il personaggio della Principessa Palatina ed in questa stagione ha avuto la sua rivalsa anche Maria Teresa D’Austria. Insomma questa ve la consigliamo vivamente, la trovate in francese sottotitolata.

 

Sta continuando il rewatch di Friends e di Death Note e stiamo guardando ancora a singhiozzo, Master of Sex e Mozart in the jungle 3 che per questa stagione è ambientato in Italia! Aspettiamo con ansia, come la maggior parte di voi, di vedere la nuova stagione de Il Trono di Spade e siamo un po’ incerti su cosa vedere nel nostro prossimo futuro.

Ma ora veniamo al clou, la serie più bella di questo 2017 è senza dubbio lei: The Handmaid’s Tale, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood. Siamo in un futuro distopico, dove un manipolo di mentecatti ha il pieno controllo del corpo e della mente delle donne. Questo è dovuto a un enorme aumento della sterilità, vista come punizione divina dai Comandanti che poi hanno pensato bene di creare questa nuova società in cui ogni famiglia potente e sterile ha una sua ancella, fertile invece, che conterrà il frutto del loro “amore”.1280x720-Ol9.jpgTutto ruota intorno alla libertà o meglio alla sua mancanza. Le ancelle, ma in generale tutte le donne, sono costrette a vivere in casa, non possono leggere, scrivere, non possono uscire se non per far la spesa e soprattutto sono costrette, nel loro periodo fertile a fare sesso con il Comandante in presenza della moglie, dopo aver letto un versetto della Bibbia. La serie, anzi il romanzo, mette in luce la mancanza di libertà delle donne che (non a questi livelli) ha un’eco anche nel mondo di oggi e parla tra le altre cose anche di fanatismo, visto che è quella la causa del nuovo mondo in cui vivono i personaggi della Atwood. Insomma, una serie eccezionale, con una fotografia impeccabile, ma soprattutto con una magistrale Elisabeth Moss che è la Peggy di Mad Men, nel ruolo della protagonista June/Difred e le eccezionali Yvonne Strahovski (la Sarah Walker di Chuck) nelle vesti di Serena Joy Waterford e Madeline Brewer che interpreta Janine. Questa non ve la potete perdere, è sicuramente una serie inquietante e disturbante, ma non è solo un passatempo: lascia davvero qualcosa a cui pensare.

Questo è tutto, fateci sapere cosa state guardando di bello, perché dopo una serie di così alto livello è difficile scegliere la prossima!


 

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Alessandro Sesto e i suoi racconti.

Salve, in questa torrida giornata di giugno più che consigliarvi un libro, vi consigliamo un autore che abbiamo scoperto grazie all’Indie BBB Cafè che per questo mese ospita Gorilla Sapiens Edizioni, piccola casa editrice romana.

lasciastareillaL’autore in questione è Alessandro Sesto, di cui abbiamo letto: Lascia stare il La maggiore che lo ha già usato Beethoven e Moby Dick e altri racconti brevi ora in promozione sul sito della casa editrice. Questi due libri raccontano musica e letteratura in modo ironico e accattivante. In Lascia stare il La maggiore, siamo in compagnia di una piccola band che tra serate in locali decadenti, risse, furtarelli, musical e quant’altro con frasi filosofiche tenta di spiegare il significato profondo della musica, quasi sempre per fare colpo sull’unica graziosa fanciulla presente alle serate. Le vicende dei componenti di questa band sono la quotidianità, storie semplici in cui potersi immedesimare. Noi infatti abbiamo rivisto nel protagonista del libro un nostro carissimo amico che si dimena tra serate, voglia di conquista e un leggero male di vivere. Il modo di scrivere di Sesto è molto coinvolgente, pur lasciando fare al lettore grasse risate, spinge alla riflessione: niente di estremamente metafisico, ma comunque induce al pensiero.

mobydick2.jpgIn Moby Dick e altri racconti brevi invece si parla della letteratura. Solo una persona che non solo ha amato i classici, ma li ha anche letti ed interpretati in maniera critica poteva far nascere questa serie di brevissimi racconti in cui si smontano e si rimontano alcuni dei classici della letteratura mondiale. Piccolissime pillole sullo Zibaldone, i Promessi Sposi, Moby Dick, Cuore di Cane, Madame Bovary, l’Eneide e così via, aiutano con l’ironia che contraddistingue la scrittura di Sesto, a capire e ad avere una nuova lettura dei libri che tutti (si spera) abbiamo letto. Tra le parti più divertenti di questo libro, ci sono sicuramente le pagine in cui attraverso un asse cartesiano si analizzano i comportamenti di alcuni personaggi dei libri come ad esempio il Christian Grey di 50 sfumature o anche alcuni autori come Bukowski e Vonnegut dei quali viene analizzato il pensiero, il comportamento o nel caso del Signor Grey l’attività sessuale e quasi sempre vengono rapportati all’amico avellinese (quindi quasi nostro compaesano) Aldo.

mobydickUna serie di classificazioni porta poi ad analizzare vari classici ed alcuni dei loro protagonisti, penso per esempio al capitolo sul lavoro dei personaggi dei romanzi oppure a come si muore in un libro. Attraverso questi flash, brevi ma intensi, oltre a farci due risate abbiamo davvero capito qualcosa in più di alcune delle opere più belle che siano mai state scritte. Proprio la parte dedicata a Fra Cristoforo e alla scrittura cavalleresca del duello che lo porterà all’omicidio oppure il rapporto tra Leopardi e gli Antichi che descrive nello Zibaldone sono state molto interessanti ed in modo leggero, simpatico, ma comunque ricercato ci hanno dato la possibilità di imparare e rileggere in modo nuovo un classico. Essendo poi un libro che parla di libri, inevitabilmente ci ha spinto verso titoli “nuovi” per esempio non ci aveva mai ispirato Cuore di Cane, mentre ora vorremmo tanto leggerlo.

Questi due libri, leggeri, ironici, ma che diffondono la cultura non nel modo noioso e pesantone a cui siamo abituati, sono letture perfette per affrontare il caldo che si prospetta in questa estate. Diamo spazio alla leggerezza intelligente e leggiamo Alessandro Sesto.


 

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Residenza Arcadia, D. Cuello.

Aspettarsi una storia divertente, viste le vignette che Daniel Cuello pubblica sui suoi profili è facile, quindi ecco che si guarda a Residenza Arcadia, graphic novel appena uscita per Bao Publishing, come qualcosa di umoristico.

– RESET –

Residenza Arcadia è profondo: scava nel nostro tempo mostrando pregiudizi e luoghi comuni, ironizzando sulle strane abitudini che stanno prendendo piede nella società, ma soprattutto mettendo in scena una storia che si muove grazie alla presenza di spettacolari personaggi e che fa leva su una cosa che prescinde ogni epoca ed ogni spazio: il senso di colpa.
18812870_1896202114002339_1885108824646352896_n(1).jpgIn una palazzina a prima vista normale, dove si muovono le vite di donne e uomini che litigano per cose assurde (come in ogni condominio) si nascondono storie pazzesche. La narrazione non è fissata a livello temporale, ci muoviamo probabilmente in un futuro prossimissimo in cui è presente un governo opprimente e (parrebbe) dittatoriale. Non si hanno molte informazioni sulla società, su questo governo, ma dai pochi indizi lasciati nel testo il lettore riesce ad immedesimarsi e ad entrare in un ambiente dove vige la paura.

In questo clima si muovono le vite degli abitanti di Residenza Arcadia. A livello grafico con il suo particolarissimo tratto Cuello crea dei tipi, che il lettore si ricorda. Le espressioni dei protagonisti rimangono come i loro vestiti, i loro modi di fare. Emilio e la sua musica, sua zia che si toglie le scarpe appena torna a casa, Mirta e gli uccellini. Tra i personaggi che più mi hanno colpito c’è sicuramente Dimitri. La sua storia d’amore è splendida e avrebbe dovuto renderlo un personaggio elastico, amorevole, comprensivo, invece niente. Nonostante proprio questo governo abbia distrutto l’amore della sua vita, lui lo serve. Anche le sue ingiustizie private sono subordinate alla grandezza del governo. In un palazzo di anziani fedeli ed obbedienti, l’unico giovane è Ettore ed è anche l’unico che non si conforma, che fa un gesto sconsiderato. Lui se ne frega del governo e dell’obbedienza, vuole essere quello che è. Con coraggio correrà contro il regime e dimostrerà di essere l’unico che seguendo la sua testa, non dovrà fare i conti con i sensi di colpa. Gli altri invece saranno investiti dall’onta. La paura di rapportarsi all’estraneo, allo straniero, il razzismo farà commettere agli abitanti di Residenza Arcadia un delitto tremendo con cui dovranno fare i conti per tutta la vita.

Attraverso una situazione accennata ed una serie di non detti, Cuello riesce a raccontare la paura e la meschinità che coinvolge oggi una grande fetta della popolazione. Attraverso gli anziani di Residenza Arcadia che dovrebbe essere un luogo ameno ed idilliaco, Cuello ci sbatte in faccia la realtà di un mondo senza tolleranze. La Residenza Arcadia, il tranquillo paradiso è solo una facciata, una presa in giro al cui interno si nascondono uomini senza scrupoli che appoggiano un governo di fanatici.

Mettere in scena la dura realtà con una storia complessa, ma non pesante, che attraverso l’ironia riesce a mettere in ridicolo l’uomo di oggi è complicato, ma Cuello lo fa con quest’opera eccezionale che deve necessariamente essere presente in ogni libreria.


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