COP_Artico_nero.jpegCos’è Artico nero? È difficile da spiegare. È un saggio forse, una raccolta di racconti, anche una denuncia, sicuramente collocabile nella letteratura di viaggio, ma è anche un lavoro etnografico, è certamente verità, ma non manca la finzione.

Artico Nero parla delle popolazioni dei ghiacci. Vi starà venendo in mente il freddo, il bianco, la purezza, l’algidità, ma no. Artico Nero parla del marcio. Di come il punto più bianco del pianeta sia inquinato, non solo effetto serra, scioglimento dei ghiacci; ma anche da un inquinamento “invisibile” quello provocato dai governi occidentali, che vogliono insinuare (anzi ormai l’hanno già fatto) il loro modo di vivere, di pensare, di lavorare. Ed Artico Nero racconta proprio questo attraverso storie di singoli, attraverso storie di gruppi. Quello che più mi ha shockato è “Dr. Freezlove” che tratta della condizione della Groenlandia. La Groenlandia politicamente è dipendente dalla Danimarca che dal 1970 ha imposto il suo sistema di vita, strutturando le città, un nuovo sistema di assistenza su una popolazione dinamica, che ha imparato e si è adattata al clima e al suo ambiente e che non ha di certo bisogno di cambiamenti imposti dall’esterno.

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Che cosa possiamo dire quindi? Che il mondo non ha imparato nulla dai propri errori (e questo lo abbiamo visto anche dagli ultimi fatti successi in Siria) e che in fondo il colonialismo non è ancora finito. Queste imposizioni, questa voglia di dover schiacciare il diverso e omogeneizzarlo a cosa porta? Meschiari lo chiarisce bene: i cambiamenti repentini, gli equilibri totalmente sballati, una nuova cultura non scelti, senza alcuna “preparazione” porta gli abitanti ad indebolirsi, alla depressione, ovviamente aumentano l’uso di alcool e droghe, così come i suicidi, è una spinta all’autodistruzione.

Artico Nero è un contenitore di verità, un esplosivo. Ti siedi, lo leggi e ti sbatte in faccia cose che noi teneri ed ingenui lettori non ci saremmo aspettati. I racconti sono 9, inventati totalmente, in parte, per niente, ma che rendono chiara una situazione articonero1.jpgcompletamente nascosta. Lo stile è pungente, serrato, veloce. Mareschi ci indica e sa che non sappiamo niente. Si sente l’indignazione, la passione, e il lettore rimane attonito.

La letteratura di viaggio è evasione, svago, riesci a sognare ed andartene in giro per il mondo, con Artico Nero sei talmente ancorato alla nostra realtà da rimanerne soffocato. Forse sono io ad essere fuori dal mondo e a non essere informata sulla situazione delle popolazioni artiche, per questo sono rimasta così attonita, ma penso che nessuno conosca a fondo i meccanismi che stanno dietro allo spopolamento dell’Artico.

È una lettura necessaria, fatta di storie che si attaccano a noi, che fanno pensare anche a distanza di tempo, a quanto ci sia ancora da fare per diventare civili davvero.

 

 

 

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