Patrimonio è un libro collocabile nel genere del memoire incentrato sul racconto di ricordi ed esperienze, da non confondere con la biografia dove ci si concentra su un solo personaggio di rilievo. È la nostra prima opera di Philip Roth, grandissimo autore americano, che ha pubblicato questo libro nel 1991 edito in Italia per Einaudi.

roth

Questo libro è di una potenza unica. Racconta la malattia e lo fa in un modo impeccabile, oseremmo dire quasi severo. Roth racconta qui gli ultimi anni di vita del padre calcando la mano sui suoi cambiamenti fisici e morali, ma anche permettendoci di capire come l’autore si senta, come ha affrontato la malattia di una persona tanto cara. La malattia è il fulcro, viene descritto ogni avanzamento, ogni particolare. Il lettore vede come la malattia si fa spazio nel corpo di Hermann Roth giorno dopo giorno e nonostante la decadenza, la sofferenza, il tono non diventa mai troppo triste o compassionevole. Il sottotitolo è “una storia vera” ed è tutto davvero reale, quasi tangibile, la sofferenza si attacca al lettore, il dolore, la mancanza di forza di Hermann si sentono. Non è l’unica opera di Roth in cui si tratta della malattia, anzi questo tema sembra essere particolarmente usato dall’autore americano che ne parla anche in: Lamento di Portnoy che è la sua opera che più ci incuriosisce e ne La controvita.

Ma in questo libro non c’è solo la malattia, è una storia di sentimenti in cui viene descritto il rapporto tra padre e figlio, vengono date veloci pennellate per raccontare l’infanzia e gli anni a Newark del primo ‘900, ma quello che viene prepotentemente fuori nel romanzo è il continuo richiamo alla cultura ebraica. Come abbiamo già detto si tratta del nostro primo Roth ed in generale non leggiamo molto autori americani, ma in quei pochi che ci sono capitati sotto mano abbiamo notato l’importanza che viene data alla cultura religiosa ebraica. C’è un voler aggrapparsi e sottolineare la propria cultura, il proprio substrato, definirlo e portarlo con sé. Ogni scrittore, ogni nazione ha la propria cultura di base, quel qualcosa che rende ad esempio un romanzo italiano diverso da uno australiano, ma non c’è quasi mai questa specie di necessità di sottolineare la propria appartenenza religiosa che abbiamo ritrovato negli autori ebrei – americani. Facendo qualche ricerca abbiamo visto come alcuni dei romanzi di Roth s’incentrano totalmente sulla condizione ebraica, sull’antisemitismo come:L’orgia di PragaIl complotto contro l’America ed Operazione Shylock. In Patrimonio la scelta di trattare in modo così preponderante dell’ebraismo, della cultura, delle usanze permette di sottolineare le radici del padre, di dargli qualcosa a cui aggrapparsi, di creare un fil rouge tra passato e presente visibile solo a volte nella religione e nella tradizione stessa, visto che la città di Newark per esempio diventa irriconoscibile, il padre rimane senza amici con cui confrontarsi e il nucleo familiare è sempre in continua evoluzione.

Ci troviamo davanti ad un’opera emozionante e delicata che sembrerebbe lontana dal passionale e provocatorio stile di Roth.

“L’uomo che il giorno prima assomigliava a lui, ora non assomigliava più a nessuno.”

Il fatto che ci sia piaciuta quest’opera “minore” ci fa ben sperare, cercheremo di recuperare al più presto Lamento di Portnoy e anche La macchia umana che ci è stato consigliato da un’amica. Se avete altre opere da consigliarci, fatevi pure avanti!


 

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