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tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

marzo 2017

Patrimonio, Una storia vera – P. Roth

Patrimonio è un libro collocabile nel genere del memoire incentrato sul racconto di ricordi ed esperienze, da non confondere con la biografia dove ci si concentra su un solo personaggio di rilievo. È la nostra prima opera di Philip Roth, grandissimo autore americano, che ha pubblicato questo libro nel 1991 edito in Italia per Einaudi.

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Questo libro è di una potenza unica. Racconta la malattia e lo fa in un modo impeccabile, oseremmo dire quasi severo. Roth racconta qui gli ultimi anni di vita del padre calcando la mano sui suoi cambiamenti fisici e morali, ma anche permettendoci di capire come l’autore si senta, come ha affrontato la malattia di una persona tanto cara. La malattia è il fulcro, viene descritto ogni avanzamento, ogni particolare. Il lettore vede come la malattia si fa spazio nel corpo di Hermann Roth giorno dopo giorno e nonostante la decadenza, la sofferenza, il tono non diventa mai troppo triste o compassionevole. Il sottotitolo è “una storia vera” ed è tutto davvero reale, quasi tangibile, la sofferenza si attacca al lettore, il dolore, la mancanza di forza di Hermann si sentono. Non è l’unica opera di Roth in cui si tratta della malattia, anzi questo tema sembra essere particolarmente usato dall’autore americano che ne parla anche in: Lamento di Portnoy che è la sua opera che più ci incuriosisce e ne La controvita.

Ma in questo libro non c’è solo la malattia, è una storia di sentimenti in cui viene descritto il rapporto tra padre e figlio, vengono date veloci pennellate per raccontare l’infanzia e gli anni a Newark del primo ‘900, ma quello che viene prepotentemente fuori nel romanzo è il continuo richiamo alla cultura ebraica. Come abbiamo già detto si tratta del nostro primo Roth ed in generale non leggiamo molto autori americani, ma in quei pochi che ci sono capitati sotto mano abbiamo notato l’importanza che viene data alla cultura religiosa ebraica. C’è un voler aggrapparsi e sottolineare la propria cultura, il proprio substrato, definirlo e portarlo con sé. Ogni scrittore, ogni nazione ha la propria cultura di base, quel qualcosa che rende ad esempio un romanzo italiano diverso da uno australiano, ma non c’è quasi mai questa specie di necessità di sottolineare la propria appartenenza religiosa che abbiamo ritrovato negli autori ebrei – americani. Facendo qualche ricerca abbiamo visto come alcuni dei romanzi di Roth s’incentrano totalmente sulla condizione ebraica, sull’antisemitismo come:L’orgia di PragaIl complotto contro l’America ed Operazione Shylock. In Patrimonio la scelta di trattare in modo così preponderante dell’ebraismo, della cultura, delle usanze permette di sottolineare le radici del padre, di dargli qualcosa a cui aggrapparsi, di creare un fil rouge tra passato e presente visibile solo a volte nella religione e nella tradizione stessa, visto che la città di Newark per esempio diventa irriconoscibile, il padre rimane senza amici con cui confrontarsi e il nucleo familiare è sempre in continua evoluzione.

Ci troviamo davanti ad un’opera emozionante e delicata che sembrerebbe lontana dal passionale e provocatorio stile di Roth.

“L’uomo che il giorno prima assomigliava a lui, ora non assomigliava più a nessuno.”

Il fatto che ci sia piaciuta quest’opera “minore” ci fa ben sperare, cercheremo di recuperare al più presto Lamento di Portnoy e anche La macchia umana che ci è stato consigliato da un’amica. Se avete altre opere da consigliarci, fatevi pure avanti!


 

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Indie BBB Cafè: In the Pines, E. Kriek

In the pines è un fumetto di Erik Kriek edito da Eris Edizioni nel 2016. Erik Kriek è un fumettista olandese, conosciuto per Gutmans, ma anche per H.P. Lovecraft. Da altrove e altri racconti uscito sempre per Eris Edizioni nel 2014. Già con un fumetto dedicato a Lovecraft possiamo immaginare la propensione di Kriek verso l’oscuro, il mistero, il macabro, tutte caratteristiche che ritroviamo in In the pines che è un insieme di murder ballads.

Le murder ballads, come viene egregiamente spiegato alla fine del libro da Jan Denkens, sono delle ballate folk incentrate su un omicidio che assumono di volta in volta un punto di vista differente. L’autore olandese ne presenta 5 che raccontano l’America selvaggia: pistole, impiccagioni, lotte tra bianchi e neri, amori impossibili. Ogni omicidio ha una sua diversa causa, diversi personaggi ed è tratta da una diversa ballata folk, ma lo scenario rimane quasi sempre immutato: le ambientazioni sono spoglie, fredde, crudeli e fanno percepire subito che accadrà qualcosa di poco piacevole.

A livello grafico il tratto molto spesso e la presenza del nero aiuta a rendere l’aria più cupa e tetra. La palette dei colori varia da storia a storia, ad una prevalenza di nero si aggiungono toni opachi e spenti: verde bambi, grigio rosso, avocado, grigio – azzurro e grigio vinaccia (sì ho cercato i colori sul pantone, non potevo dirvi verde e voi immaginavate verde evidenziatore tipo). Mi è piaciuta molto la scelta bicromatica, non essendoci definizioni, ma tavole colorate in in modo volontariamente sfumato ed approssimativo si crea un’ulteriore fumosità ed ombra all’interno delle storie già dense di mistero.

Le murder ballads sono tutte intense ed ansiogene allo stesso modo, ma abbiamo le nostre preferite: Pretty Polly and the Ship’s Carpenter per la trama, che secondo noi è la più avvincente e forse anche la più macabra dove tutto ruota intorno al fantasma di una fanciulla; poi ci è piaciuta molto Caleb Meyer dove incontriamo la figura di Nellie, una donna forte e tenace, diversa dalle figure femminili più frivole raccontate invece nelle prime tre storie.

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Nonostante la brevità delle ballate (si tratta di 20 pagine per ogni storia) Kriek ci catapulta nella vicenda a bell’e buono e il lettore si trova spaesato, portato nella narrazione all’improvviso: colpi di pistola, turpitudini varie; viene commesso il delitto e poi via, si corre verso la prossima uccisione. Sono delle brevi pillole di concentrato adrenalinico e nonostante la loro brevità non manca un approfondimento mirato sui personaggi che sono caratterizzati in modo che il lettore abbia un quadro sintetico, ma esaustivo di chi ha davanti.

È stata una lettura piacevolissima che consigliamo specialmente a chi ama il thriller: le ballate di Kriek sono fulmini a ciel sereno che sconvolgono i lettori.


 

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Recensione: Gli insetti preferiscono le ortiche, J. Tanizaki.

Gli insetti preferiscono le ortiche è un romanzo di Jun’ichiro Tanizaki edito da Elliot Edizioni casa editrice romana, nata nel 2007, nella collana Raggi che si occupa di portare alla luce opere di autori del passato ancora inediti in Italia.

insettiJun’ichiro Tanizaki è uno scrittore giapponese del primo ‘900. L’opera che abbiamo letto è infatti stata scritta nel 1928, siamo stati attratti da questo libro per la copertina (lo ammettiamo, ogni tanto cadiamo nella trappola) molto pulita, minimale, non sapevamo nulla di quello che saremmo andati a leggere e ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi.

Questo romanzo è leggero, delicatissimo. Parla di una coppia di coniugi: Kanamè e la moglie Misako, che si trovano a dover fronteggiare una crisi matrimoniale, che in realtà non è una crisi. Nel senso che la compostezza, l’educazione, la delicatezza giapponese fanno sì che neanche i momenti di crisi siano trattati e descritti come tali, la difficoltà matrimoniale, il fatto che i due protagonisti non provino più niente l’uno per l’altra non viene affrontata in modo tumultuoso o litigioso, ma in modo calmo e ragionevole, tranquillissimo. La differenza di culture, dei modi di fare dei personaggi di Tanizaki rispetto a quello a cui noi siamo abituati a leggere, ma anche a vivere è la cosa più sorprendente di questo libro. In genere, ormai dovreste saperlo, noi siamo fan dell’azione, dell’avventura, dei colpi di scena, della teatralità, cose che mancano del tutto in questo romanzo e che nonostante questo ci è piaciuto tantissimo. È una storia linearissima, con tantissime descrizioni, con molte divagazioni anche lunghe sulla storia del teatro delle marionette, sulle differenze dei dialetti, ma che non disturbano o annoiano, anzi immergono il lettore in un mondo praticamente nuovo.

La descrizione delle sensazioni di Kanamè sono realissime, la costruzione di questa storia coniugale nella sua linearità, nella sua introspezione risulta non essere mai piatta, le parole di Tanizaki sono movimentate, catturano e a questo proposito c’è una frase, verso la fine del libro, che descrive perfettamente cosa abbiamo pensato nel leggere quest’opera:

“Non sembrava necessario curarsi dell’intreccio, era sufficiente lasciarsi guidare dai movimenti delle marionette…”

Le marionette stanno per la scrittura perfetta di Tanizaki che accompagna il lettore in un viaggio non solo tra i sentimenti e le riflessioni di Kanamè, ma anche nel Giappone dell’epoca, nelle sue tradizioni, attraverso la particolare coppia del vecchio di Kyoto e O-hisa. Quello che troverete in questo romanzo non è solo la storia di una coppia, ma è la descrizione di tanta arte giapponese: è un meraviglioso viaggio che riporta il lettore in un’atmosfera particolarissima e lontana da lui, attraverso un linguaggio anticato, ma spettacolare.

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Siamo stati ripetitivi e brevi, ma non sappiamo cosa dirvi di più, la sorpresa nel leggere un libro così distante dai nostri standard, ma così bello è troppa per comunicarvela beh:

Rilassatevi e godetevi questo magnifico viaggio.


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Liebster Awards!

Salve cari giovini amici, oggi invece della usuale recensione, vi aspetta scoprire qualcosa in più su chi scrive e blatera dietro questo schermo! Innanzitutto ringraziamo la dolcissima Francesca di Luna Lovebook e ricapitoliamo le regoline dei Liebster Awards:

  1. Pubblicare il logo del Liebster Award sul proprio blog;
  2. Ringraziare il blog che ti ha nominato e seguirlo;
  3. Rispondere alle sue 11 domande;
  4. Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers;
  5. Formulare altre 11 domande per i blogger nominati;
  6.  Informare i blogger della nomination.

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Dunque non ci resta che rispondere alle domande che ha pensato per noi Francesca:

Sei più una persona da dolce o da salato?

Assolutamente da dolce, infatti abbiamo problemi di colesterolo!

Se potessi essere un animale, quale saresti e perchè?

Mah, molto probabilmente dei leopardi: agili, maestosi, elegantissimi. Puntiamo sullo charme.

Da piccolo/a che lavoro desideravi fare da grande?

L’archeologa e mi sembra di star mantenendo le promesse; l’avvocato invece voleva essere un musicista!

Di che segno sei e credi nell’Oroscopo?

Dunque, io sono Toro e l’avvocato Bilancia! No, comunque siamo abbastanza scettici su questo fronte.

Guardi Serie TV? Quali sono le tue preferite?

Noi ci droghiamo di serie! Le nostre preferite sono Downton Abbey, Versailles, Outlander e Vikings.

Devi andare ad Hogwarts. Quale animale scegli come tuo compagno: un gufo, un gatto un rospo? E perchè?

Gufi, gufi per tutti! Gli altri due animali secondo noi non hanno lo stesso spirito magico, la stessa aura di mistero.

Credi nell’amore a prima vista, ai colpi di fulmine?

Sì ci crediamo, in fondo se non scatta la scintilla, se non senti il pizzicorio di che amore si sta parlando?

Preferiresti vivere vicino al mare o in mezzo alla natura?

Il mare ci piace molto, i colori, l’atmosfera che si genera soprattutto d’inverno potrebbero essere ottimi alleati per la lettura.

Quale libro vorresti che tutti, ma proprio tutti, leggessero?

Sempre, dovunque e comunque: Baudolino di Umberto Eco. Avventura, amore, semantica, storia, leggende, fantasia è il libro più bello e più completo in assoluto, lo amiamo ed ogni buon lettore lo apprezzerebbe.

Una canzone che associate a un libro e perchè.

Amici cari, questa è la passione dell’avvocato qui trovate tutti gli abbinamenti.

Hai una citazione preferita?

Non ne abbiamo una preferita, ma ne condivideremo una tratta da un libro letto di recente: da Il labirinto degli spiriti di C. Ruiz Zafon

“Se i libri parlassero non ci sarebbero tanti sordi in giro.”

 

Bene, completate le nostre domande è ora di scegliere chi dovrà rispondere alle nostre questions:

Balticohub

Paperlife

Tre scaffali

Il mestiere di leggere

Kerouac libri e bicchieri

Iskra

Il club dei lettori solitari

Pistacchi di carta

La biblioteca di Daniela

Voglio scrivere di te

Endecablog

Ora miei cari, non ci resta che comunicarvi le domande:

  1. Sei più tipi da cioccolato fondente, bianco o al latte?
  2. Hai mai avuto la sindrome di Stendhal? Se sì di fronte a cosa?
  3. Ti senti più Sherlock o Watson?
  4. Dove vorresti essere tra 10 anni?
  5. Quale giorno della settimana preferisci, perchè?
  6. Se potessi scegliere un superpotere, quale vorresti avere?
  7. Spiderman o Batman?
  8. Qual è il tuo artista preferito?
  9. In quale periodo storico ti sarebbe piaciuto vivere, perchè?
  10. Che tipo di persona pensi di essere stato nella tua vita precedente?
  11. Qual è la nazione in cui ti piacerebbe vivere?

Turn of the brew | giovedì nove marzo

Amici cari, l’appuntamento di oggi si è spostato su Paper Moon, dove ospiti di Diletta, vi parliamo de La Principessa Spaventapasseri!

Paper Moon

(Turn of the brew è un rubrica a cadenza irregolare, malgrado i giovedì che non capiamo siano regolarissimi. Per questo chiunque è invitato a partecipare.
Niente di speciale o cerebrale.
Semplicemente, partiamo da un facile assunto:
libro < libro + caffè < libro + caffè + cibo
Una categoria a parte è quella:
libro + alcool.)

Oggi ci fa compagnia l’avvocato George… Ah! No scusate, Carla del blog Tararabundidee.


Saalve a tutti! Grazie a Paper Moon per avermi chiesto di condividere il connubio perfetto = cibo + libri. Cornetto anche a merenda perché per me andrebbe mangiato in ogni momento della giornata; un po’ come La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing), che è una graphic novel bellissima pensata per un pubblico giovane, consigliato dai 12 anni, ma spettacolare a qualsiasi età.

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È una storia che tratta di una “guerra” in cui c’è tanta diplomazia…

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Recensione: Nomi di donna, G. Pirozzi.

Nomi di donna è una raccolta di racconti, molto brevi, di Gianluca Pirozzi edita da L’Erudita e lo abbiamo ricevuto dall’autore stesso. Che ringraziamo per averci mandato il suo lavoro.

I racconti, come le donne descritte, sono 13 divisi in capitoli che hanno il nome dei momenti della giornata. Le donne presentate sono tutte diverse, sono giovani, mature, bambine, mogli, sorelle, figlie, madri. Ogni piccolo racconto nasconde una sfaccettatura, una storia originale che in alcuni casi si lega a quella di altre donne.

nomididonna.jpgLe storie che più ci hanno affascinato sono quelle di Nadia che noncurante del rischio che corre sul lavoro, dà una svolta alla sua vita: facendo in modo di sentirsi, per una volta nel modo in cui avrebbe davvero voluto, ma soprattutto Fabiana. Abbiamo trovato molto delicato il tono con cui Pirozzi tratta un tema così importante, la dolcezza, ma anche la resa della storia di Fabiana che si sente in trappola in un corpo che non riesce a riconoscere come proprio, sono commoventi. Il problema di questi racconti è che sono davvero molto brevi ed in alcuni casi la mancanza di approfondimento psicologico dei personaggi si fa sentire, ad esempio la storia di Agata, che si lega al tema del femminicidio finisce in modo brusco mentre invece avremmo preferito che un tema così importante fosse svolto più lungamente e approfonditamente. Chi ci conosce lo sa che apprezziamo i personaggi ben strutturati, caratterizzati in modo preciso e in alcuni di questi racconti abbiamo trovato delle signorine un po’ scialbe. Sicuramente questo apporta varietà, movimento: c’è la storia triste, quella più pesante, quella con un bel messaggio, ma anche quella leggera, fine a sé stessa.

È un libro molto piccolo ed ogni storia è preceduta da un’illustrazione, che abbiamo trovato davvero bellissime: i disegni sono fluidi, morbidi, si confanno bene ad una narrazione che non ha un genere preciso e che spazia molto, che penetra nelle vite di tante persone diverse, portando fuori spezzoni, piccoli scatti rubati, istantanee che vengono lasciate nelle mani del lettore.

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