Alla corte del re Cremisi è un romanzo di Elia Gonella edito da Las Vegas edizioni casa editrice indipendente torinese nata nel 2007, nella collana Jackpot (narrativa non di genere).

copACDRC.jpgAlla corte del re Cremisi è un libro che si snoda tra realtà e sogno, il protagonista Ermete nome che richiama subito alla mente l’Ermetismo quindi tornando più indietro all’età ellenistica ad Ermete Trismegisto che subito si ricollega al segreto, al criptico, ma possiamo semplicemente del dio Ermes nel suo ruolo di psicopompo, visto che si parla di metempsicosi, di trasmigrazioni di anime e soprattutto di organi. Sì perché Ermete lavora alla Human + un’azienda che si occupa di fabbricare organi sintetici, ma non solo, è un’azienda che fa leva sulla disperazione, sulla malattia e sulla voglia di superarla per vivere: ogni uomo messo di fronte al suo disfacimento sceglierà sempre la strada per la sopravvivenza e quindi in questo caso gli organi della Human +. Ma questi prodotti sono davvero sicuri? Sono una falsa speranza o davvero mantengono le promesse? Riescono a dare nuova vita agli esseri umani malati e dolenti o si trasformeranno in cancro che si attaccherà alle loro carni?

Questo lo dovete scoprire voi, abbandonandovi ad un volume breve, ma per nulla semplice. Un’aria cupa, scura, malata aleggia sulla narrazione di Ermete dove la realtà si mescola indistinta a vividissimi incubi, dove si sente il respiro affannato di Ermete venire su dalle pagine, mentre scappa dal suo passato, dal suo presente, dai suoi sogni.

Quella di Gonella è una scrittura fortemente evocativa, le narici del lettore si riempiono dell’acre odore della sofferenza, della putrescenza, mentre descrizioni vivide e colorate (sì, tutto ha un suo colore preciso ed ogni colore evoca altri ricordi e nuovi incubi) prendono vita davanti ai suoi occhi. È un romanzo particolare, che lascia pensare, è una questione di morale, di dignità di giustizia che si mescola ad interpretazioni freudiane, a citazioni pop, a riflessioni sui sogni, sul cinema.

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I nostri personaggi preferiti sono Dante, da cui parte tutto: la sua presenza breve, ma importante fa partire tutto l’ingranaggio, tutto si complica con la sua apparizione/sparizione; poi c’è Barbara romantica e combattiva, con uno sconfinato amore verso il padre che le farà mettere tutto in discussione e poi Paolo, il misericordioso, fragile ma forte amico ed allenatore di Ermete che soffre in silenzio, nella solitudine e che non sappiamo come ha fatto a non ammazzare Ermete appena l’ha rivisto.

Nonostante la brevità del romanzo, è ben sviluppato, i personaggi ben caratterizzati, è stata una lettura sorprendente e pesante, non in senso negativo, nel senso che è una scrittura che pesa, che lascia il segno, che scava, perché voi cosa avreste fatto nei panni di Ermete?

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