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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

febbraio 2017

La donna in bianco, W. Collins.

La donna in bianco di Wilkie Collins è pubblicato da Fazi Editore.
Il volume è una specie di diario, una serie di racconti in cui i vari personaggi si lanciano la palla a vicenda, anche se tutto ruota intorno ad un indicibile segreto. La bellezza della scrittura di Collins è che riesce a far sì che il lettore sia potentemente attratto da quel mistero, si riesce a sorvolare infatti sulla scrittura estremamente descrittiva, minuziosa, si passa sulle frivolezze delle benestanti signorine di Limmeridge House, il lettore sorvola su questi ricami e nonostante essi rimane attaccato alle pagine. Soprattutto mi ha sorpresa il fatto che nonostante Collins sia uno 16465478_881160455320833_2152405165125140480_nscrittore dell’800 e nonostante sia un uomo ha uno stile di scrittura particolarmente… femminile, (non in senso negativo!)  è delicato, preciso, ma anche sentimentale, romantico, struggente e nonostante questo (che non è una caratteristica che amo) devo dire che la lettura è molto piacevole e molto scorrevole. Il fatto di tenere perennemente il lettore sulle spine aiuta sicuramente a non perdersi d’animo tra le varie descrizioni e le dolcissime battute delle sorelle protagoniste. Il lettore diventa spettatore nel libro di Wilkie Collins: l’empatia è difficile in quanto il lettore sa che tutta la storia è basata su testimonianze posteriori, sa che quello che c’è scritto è un racconto nel racconto, ma è bello il modo in cui l’autore ci prende per mano, ci fa accomodare e ci fa ascoltare la versione dei fatti dei suoi personaggi per poi raggiungere, pian piano, con le dovute deduzioni, con i dovuti accorgimenti alla risoluzione del mistero.

Il mistero poi, io non c’ero arrivata a quale potesse essere il grande Segreto a cui tanto s’allude lungo tutta la trama, nonostante i vari indizi è ben nascosto. Inoltre è vero che la scrittura di Collins come ho detto è molto delicata, romantica e sentimentale, ma stiamo sempre parlando di un giallo/thriller. L’autore dissemina indizi, testimonianze, per poi far fare al caro Walter il punto della situazione, ogni volta si scopre qualcosa, si fa un piccolo passo avanti, ma solo alla fine si comprende davvero il motivo di tutto. C’è un grande equilibrio tra il romanzo ottocentesco, con una storia d’amore tormentata, sentimentalismi e vanitosaggini e il giallo, il mistero, le ombre che si aggirano nel romanzo  e che sono tantissime insieme ai personaggi loschi che si mischiano alle nuvolette rosa sparse per il romanzo.

Insomma stiamo parlando di un thriller atipico ma di un bellissimo thriller, anche se la mole del romanzo vi potrebbe spaventare, vi ribadiamo che la lettura scorre molto veloce. Collins è un maestro della leggerezza, della semplicità e con il suo linguaggio pulito, ma raffinato e preciso, rende meno pesanti anche le minuzie che parrebbero orpelli narrativi e che di certo ai fini della risoluzione della trama e della narrazione non hanno valore.

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I personaggi sono moltissimi, e i nostri preferiti sono senza dubbio la donna in bianco, sensibile e tormentata donna (di cui non vi diremo altro) e la spettacolare Marian decisa, ironica, sempre pronta, una donna forte, una donna vera, che non si lascia incantare da stupidaggini, coraggiosa, insomma un personaggio estremamente affascinante che ci ha incantati.

Dunque che fare, non vi resta che leggerlo!


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Recensione: Il labirinto degli spiriti, C. Ruiz Zafon.

Il Labirinto degli Spiriti è il nuovo libro di Carlos Ruiz Zafon edito da Mondadori (19,55)

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Quando hanno annunciato il nuovo libro di Zafon ero molto contenta, ma anche molto scettica. Vuoi vedere che è un altro “The coursed child”? Vuoi vedere che l’intensità, la bellezza, tutto ciò che avevo provato leggendo i primi tre capitoli della saga dedicata al cimitero dei libri dimenticati è svanita, che questo è solo un libro per concludere o per attirare nuovi lettori?

Mi sbagliavo, alla grande. Oddio per le prime 100 pagine non ne ero così sicura. Non c’era la famiglia Sempere, non c’era chi aveva accompagnato noi lettori di Zafon nel mondo dei libri e nella bella Barcellona, c’erano altri personaggi ed ho avuto paura che si spostasse l’attenzione, si creasse una nuova storia invece no. Eccolo: un nome, una garanzia Fermìn Romero De Torres appare ed io mi sento catapultata nella Barcellona degli anni ’40 e respiro a pieni polmoni l’odore della carta, sento la campanellina della libreria suonare, vedo i personaggi che durante l’adolescenza mi hanno accompagnato in un bellissimo viaggio, che ora con questo quarto libro è giunto alla conclusione.

Ho sempre adorato il modo di scrivere di Zafòn: cattura il lettore attraverso descrizioni precise e preziose, l’amore verso la sua città la fa apparire la più bella del mondo e l’accuratezza con cui ne parla trasporta il lettore lì. I suoi scenari misteriosi, particolari e con un pizzico di macabro creano grande suspance e l’ansia che riesce a creare fa si che il lettore non voglia mai staccare gli occhi dalle pagine e per capire come va a finire. La genialità e la caratterizzazione dei personaggi di Zafon poi sono senza eguali: riesce a creare dei personaggi che rimangono dentro, si attaccano alla tua anima e non vengono mai dimenticati. I quattro volumi sono stati pubblicati con vari anni di distanza, ma i personaggi che crea il lettore se li porta dietro e li riconosce, vedendoseli davanti, sognando di essere ora Daniel, ora Bea, ora Fermin (nel mio caso di essere specialmente Isaac). Ne Il labirinto degli spiriti Zafon crea nuovi scenari che si ricollegano a vecchie conoscenze, ma dalla sua penna prende vita un nuovo essere meraviglioso: Alicia. Una donna particolare sofferente, ironica, bellissima che all’inizio potrebbe risultare spocchiosa, antipatica, ma che poi attraverso le sue azioni e la sua storia conquista i cuori di tutti.

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Un’altra cosa a cui si deve rendere merito a Zafon è che nella quadrilogia del cimitero dei libri dimenticati lui non scrive un solo libro: le trame di altri libri, di altri scrittori si intersecano con i suoi personaggi ed ecco che oltre al Labirinto degli spiriti voi leggerete anche le opere di Victor Mataix. Quello che c’è in questa quadrilogia è metaletteratura allo stato puro, Zafon crea non solo personaggi, ma altri autori, altre storie nella sua.

Non vi parlo della trama non potrei, dovrei rivelarvi troppo sia di questo romanzo che dei precedenti. Ma posso dirvi che inizialmente temevo che la scrittura di Zafon non avrebbe più soddisfatto le mie esigenze letterarie, in quanto sono cresciuta e ho letto molti altri libri da quando sono usciti i primi tre volumi in cui le storie avevano a che fare con la crescita, con l’amore, con personaggi adolescenti ma mi sono dovuta ricredere, ancora una volta. Non sono cresciuta solo io, sono cresciuti Daniel e Bea ed è cresciuto Zafon: la sua scrittura ora si è impregnata di fervore politico, di denuncia, ma soprattutto ora è matura, ironica, critica. Temevo che avendo scritto sempre libri per ragazzi, questo potesse farmi perdere l’amore verso la saga perché non sono più la lettrice di allora. Zafon con questo libro non vuole solo acciuffare nuovo pubblico, ma vuole anche accompagnare chi come me, è cresciuta con le sue storie con un nuovo libro in grado di soddisfare nuove esigenze letterarie e non. Tra i libri che ho letto ultimamente è senza ombra di dubbio il migliore, non sono per la scrittura fantastica, ma anche perché è un libro estremamente evocativo. Quei nomi, quegli ambienti fanno venire nostalgia dei giorni passati incollata sulle sue pagine e spero che tutti i ragazzi ma anche gli adulti recuperino questo gioiello. Un libro che parla di libri è sempre il migliore.


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Recensione: Aqualung, J. Paliaga – F. Carlomagno

Aqualung è una web serie composta da due stagioni sviluppata da Jacopo Paliaga e French Carlomagno che potete trovare qui: http://www.coldcove.com/. La prima stagione Aqualung: 1 è stata fisicamente pubblicata da Bao Publishing (con aggiustamenti e materiale inedito) al prezzo di 16 euro.

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Cold Cove è una cittadina sul mare all’apparenza molto tranquilla, all’apparenza appunto. Qualcosa di terribile minaccia i suoi abitanti, il problema è che non si sa che cos’è, l’unico indizio è che viene dal mare, che è pericoloso. Chi salverà la cittadina? Lo sappiamo che state pensando ad un eroe muscoloso e aitante o ad un’eroina saggia e sinuosa. Vi fermiamo.

L’eroina della storia è Holly Greenberg una ragazzina bionda, con un polmone d’acciaio, sempre munita di inalatore, dai modi rudi e un po’ discola, ma estremamente coraggiosa. Sfrutta il suo handicap in modo da poter aiutare le persone scomparse misteriosamente e cercare di capire cos’è questa inquietante cosa che li rapisce, ma soprattutto si troverà nella situazione di dover aiutare una persona a sé davvero cara, chi rappresenta la sua famiglia: il papà, Andy.

Andy è un sognatore, un po’ distratto, un po’ imbranato, ha fatto vari sbagli, varie stupidaggini, ma sembra così indifeso e tenero da non potergli volere male, sì tutto bello, tutto giusto: fino a che Aqualung non arriva alla seconda stagione. Non vogliamo fare grandi spoiler, ma Andy vi farà lo scarpino. Il nostro personaggio preferito in assoluto è Tessa, compagna di Andy molto sensibile, dolce, simpatica che abbiamo apprezzato per il modo in cui vuole gentilmente entrare nella vita di Holly senza sconvolgerla, senza voler sostituire nessuno, ma con il solo intento di proteggerla e di fare il meglio per lei, è un personaggio molto affabile a cui non si può non voler bene. Altro personaggio molto bello è quello di Beth che arriva nella seconda stagione e di cui ci è piaciuta la storia spin – off, il suo “superpotere” è molto originale e la sua storia struggente e particolare dona ancora più drammaticità alla seconda stagione (che abbiamo trovato già molto più profonda rispetto alla prima che invece è più incentrata sull’azione, sulla lotta e sulla definizione del personaggio di Holly); altro bellissimo personaggio con una fantastica storia è Y09, come avete notato i personaggi sono molti, tutti molto ben caratterizzati.

Sono bellissimi i disegni, ogni personaggio è caratterizzato in modo meraviglioso e ci è piaciuto il fatto che si tratta di personaggi imperfetti: visi dai tratti spigolosi, nasi particolari, lentiggini, personaggi sciatti che però danno l’impressione di realismo. In fondo, non vogliamo leggere e guardare personaggi perfetti, ci servono personaggi normali, reali e sono tutti molto diversi tra di loro; non ci sono fighi assurdi (a parte uno di cui mi sono perdutamente innamorata:)

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Abbiamo adorato anche la scelta dei colori: i colori freddi e tutte le tonalità del blu esistenti al mondo donano un’aria più cupa e misteriosa, ma soprattutto permettono alla mente del lettore di non allontanarsi mai dal centro della storia che non è Holly, non sono i vari cattivi o le sparizioni, ma è l’acqua. Tutto quello che accade, accade in acqua e il male arriva dal mare. Noi ve lo consigliamo perchè è molto bello: c’è azione, mistero, intrighi, colpi di scena, ma non manca di sensibilità e amore! Oltre a leggerlo su http://www.coldcove.com, lo trovate anche su Wilder che è un bellissimo sito di fumetti inediti online gratis, dove ci sono varie serie aggiornate ogni martedì. Di questo sito fantastico vi abbiamo parlato anche sulla nostra pagina

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Recensione: Crocevia, Mario Vargas Llosa

Crocevia di Mario Vargas Llosa è edito da Einaudi al prezzo di 19 euro.

Se dovessimo descrivere cosa è Crocevia di Mario Vargas Llosa faremmo prima a dire cosa non è. Un romanzo in cui c’è qualsiasi cosa si passa dall’erotico, al politico, al giallo, scritto in modo giornalistico quasi chirurgico: con un’esattezza nelle descrizioni, nella narrazione che appena si legge ci si ritrova immediatamente a Lima negli anni ’90. Non è quel tipo di scrittura meravigliosa, con frasi ad effetto che ti rimangono dentro, con epifanie stilistiche, è una scrittura pulita, realistica, distaccata. Le storylines sono 4 che potrebbero essere dei racconti a se stanti, ma che poi s’intersecano per la risoluzione finale pur potendo rimanere indipendenti.

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Il romanzo inizia con Marisa e Chabela che scoprono il piacere proibito e segreto di stare insieme, la loro storia è raccontata con delicatezza e tenerezza, loro rappresentano l’elemento erotico del libro ma non c’è mai volgarità nella scrittura di Vargas Llosa, traspare solo il piacere, la gioia delle due donne, non la lussuria, la foga. Poi viene presentato Quique che viene incastrato in uno scandalo terribile; mi è piaciuta particolarmente la sua vicenda perché è quella di un uomo che sprofonda in un baratro, perde tutto, le sue malefatte sono alla mercè di tutto il Perù ma non si arrende, è infatti anche la storia di un uomo che ha la forza di rialzarsi, che attraverso le amicizie, la famiglia, riesce a superare la vergogna, l’umiliazione. È un’altra storia d’amore, ma stavolta anche verso se stessi, è la storia di chi non si arrende, di chi lotta e di chi pur portandosi addosso un enorme peso riesce a scavalcare tutto. Inutile dire invece che il preferito di George è Luciano: avvocato tutto d’un pezzo che non si scompone mai, ha sempre la situazione sotto controllo, lucido, attento, anche se lo scandalo coinvolge il suo migliore amico non si lascia influenzare dalla situazione. Retto, integerrimo e puritano; alla fine vi sorprenderà.  L’altra storyline è quella di Rolando Garro, della Retaquita e della loro rivista scandalistica Destapes, una vita votata alla professione che nel loro caso non è solo il giornalismo, ma è rovinare la vita altrui. Si nutrono degli scandali, dei peccati di personaggi famosi che sbattono sulle prime pagine, si nutrono della loro umiliazione, della vergogna, ma non hanno saputo fermarsi, l’ambizione era troppa e hanno fallito, ha fallito, lui il direttore Rolando Garro.  Poi c’è la storyline meno avvincente e più malinconica, quella di Juan Peineta che deve affrontare una vita di stenti dopo essersi prima umiliato da solo, tradendo l’arte e il suo amore verso di esso e poi è umiliato dal viscido Garro.

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Crocevia è il titolo perfetto. Tutti questi personaggi, queste storie separate s’incontrano, s’intrecciano uno diventa coprotagonista dell’altro, tutti attori principali in storie diverse. La varietà di questo romanzo inizialmente mi spaventava, ma è tutto così ben costruito che nonostante la diversità di generi non si fa confusione, non si perde il filo principale. L’ho letto in poco tempo perché la storia è avvincente: ad ogni pagina succede qualcosa di particolare, ad ogni capitolo si cambia storia, ma c’è una cosa che lega tutto: la città. Lima è sullo sfondo, ma si sente l’oppressione e la paura dei personaggi che la abitano. Il terrorismo, il coprifuoco, i politici corrotti, persone che spariscono, rapimenti. Si respira l’ansia e la preoccupazione di vivere in un posto non tranquillo, in un posto in cui potrebbe succedere qualcosa da un momento all’altro. Pur essendo ambientato negli anni ’90 a Lima l’aria sembra essere la stessa di oggi: panico, terrore attanagliano le vite di tutti che oltre a combattere nel loro piccolo, nelle loro vite devono combattere contro un nemico oscuro e nascosto che può colpire in qualsiasi momento.


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Recensione: L’amica geniale, Elena Ferrante.

Io parto sempre molto prevenuta quando mi devo approcciare ad un libro che è piaciuto a tutti, non ho molta fiducia nella maggioranza quando si tratta di letteratura, ma stiamo parlando de L’amica geniale di Elena Ferrante (primo libro della quadrilogia de L’amica geniale composto anche da: Storia del nuovo cognomeStoria di chi fugge e di chi restaStoria della bambina perduta  editi tutti da edizioni E/O al prezzo di 19,50) un caso editoriale enorme, un libro che ha fatto scalpore, che ha scalato tutte le classifiche e che anche se con ampio ritardo ho provato a leggere e a sottoporre all’attenzione dell’avvocato.

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Per ora abbiamo letto solo L’amica geniale e solo ora possiamo capire il coinvolgente entusiasmo con cui questo libro è stato accolto. La scrittura della Ferrante è fantastica: attraverso un linguaggio molto semplice e pulito, attraverso il racconto in prima persona di Elena Greco fa entrare il lettore nella vicenda che è stupefacente, nel senso vero del termine. La Ferrante lascia tutto ad Elena, lei ha in mano il lettore, attraverso il suo punto di vista prima di bambina e poi di adolescente il lettore viene catapultato nella Napoli degli anni ’50 si ritrova tra i banchi, si ritrova poi nelle insicurezze, nell’inadeguatezza di Elena, vorrebbe consolarla, aiutarla, poi si diventa grandi, si sente il peso dello studio, si ente tutto. Il lettore vive con Elena perché attraverso la scrittura della Ferrante, Elena vive. Nonostante si parli di una storia di bambine e poi di adolescenti, l’autrice non descrive la storia da donna adulta che racconta cose per bambini e ragazzi, lei racconta la storia esattamente come la racconterebbe una bambina e poi una ragazza. Prima ci approcciamo ad un linguaggio semplificato, con qualche accenno al dialetto, delle volte imperfetto assolutamente proprio dei bambini; poi si raffina, cresce l’istruzione ed il linguaggio è modellato su questa crescita, tutto è graduale, tutto è perfetto, ma estremamente semplice, non siamo in una famiglia ricca e altolocata, siamo tra gente comune, in mezzo alla quotidianità più normale, ma è la capacità di far sembrare tutto straordinario, nuovo, rimanendo però sempre nella genuinità ad essere il pregio della Ferrante. Non ci sono virtuosismi, preziosità, non c’è nulla di superfluo, di magico, è tutto tremendamente reale e la scrittura è così travolgente che non ci si può fermare di leggere. I personaggi sono caratterizzati così bene che è impossibile sfuggire alla compagnia: ti ritrovi ad odiare i Solara, a temere don Achille, a patteggiare per Antonio, a non sopportare Stefano, ad invidiare tremendamente Lila ed il suo rapporto con Elena, a schifare Donato Sarratore, a compatire Melina; ogni personaggio trova posto nella tua mente e nel tuo cuore, non è facile staccarsi e dimenticare la vicenda di Elena e Lila e fortunatamente la Ferrante ci ha regalato altri tre volumi che parlano di loro e che non vediamo l’ora di leggere.

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Se non l’avete letto ancora speriamo vogliate ascoltare il nostro caloroso invito a farlo, non vi abbiamo parlato della trama, non vi abbiamo descritto i personaggi perché noi lo abbiamo letto senza sapere nulla di tutto ciò e lo abbiamo assaporato e gustato davvero tanto (divorato più che altro in pochissime ore, ve lo avevamo anticipato sulla nostra pagina infatti), non vogliamo rovinarvi la sorpresa che la Ferrante è in grado di regalarvi. Se lo avete letto diteci cosa ne pensate e se anche su di voi la scrittura di questa affascinante autrice ha avuto l’effetto calamita che ha colpito noi!

Recensione: Alla corte del Re Cremisi – E. Gonella

Alla corte del re Cremisi è un romanzo di Elia Gonella edito da Las Vegas edizioni casa editrice indipendente torinese nata nel 2007, nella collana Jackpot (narrativa non di genere).

copACDRC.jpgAlla corte del re Cremisi è un libro che si snoda tra realtà e sogno, il protagonista Ermete nome che richiama subito alla mente l’Ermetismo quindi tornando più indietro all’età ellenistica ad Ermete Trismegisto che subito si ricollega al segreto, al criptico, ma possiamo semplicemente del dio Ermes nel suo ruolo di psicopompo, visto che si parla di metempsicosi, di trasmigrazioni di anime e soprattutto di organi. Sì perché Ermete lavora alla Human + un’azienda che si occupa di fabbricare organi sintetici, ma non solo, è un’azienda che fa leva sulla disperazione, sulla malattia e sulla voglia di superarla per vivere: ogni uomo messo di fronte al suo disfacimento sceglierà sempre la strada per la sopravvivenza e quindi in questo caso gli organi della Human +. Ma questi prodotti sono davvero sicuri? Sono una falsa speranza o davvero mantengono le promesse? Riescono a dare nuova vita agli esseri umani malati e dolenti o si trasformeranno in cancro che si attaccherà alle loro carni?

Questo lo dovete scoprire voi, abbandonandovi ad un volume breve, ma per nulla semplice. Un’aria cupa, scura, malata aleggia sulla narrazione di Ermete dove la realtà si mescola indistinta a vividissimi incubi, dove si sente il respiro affannato di Ermete venire su dalle pagine, mentre scappa dal suo passato, dal suo presente, dai suoi sogni.

Quella di Gonella è una scrittura fortemente evocativa, le narici del lettore si riempiono dell’acre odore della sofferenza, della putrescenza, mentre descrizioni vivide e colorate (sì, tutto ha un suo colore preciso ed ogni colore evoca altri ricordi e nuovi incubi) prendono vita davanti ai suoi occhi. È un romanzo particolare, che lascia pensare, è una questione di morale, di dignità di giustizia che si mescola ad interpretazioni freudiane, a citazioni pop, a riflessioni sui sogni, sul cinema.

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I nostri personaggi preferiti sono Dante, da cui parte tutto: la sua presenza breve, ma importante fa partire tutto l’ingranaggio, tutto si complica con la sua apparizione/sparizione; poi c’è Barbara romantica e combattiva, con uno sconfinato amore verso il padre che le farà mettere tutto in discussione e poi Paolo, il misericordioso, fragile ma forte amico ed allenatore di Ermete che soffre in silenzio, nella solitudine e che non sappiamo come ha fatto a non ammazzare Ermete appena l’ha rivisto.

Nonostante la brevità del romanzo, è ben sviluppato, i personaggi ben caratterizzati, è stata una lettura sorprendente e pesante, non in senso negativo, nel senso che è una scrittura che pesa, che lascia il segno, che scava, perché voi cosa avreste fatto nei panni di Ermete?

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