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tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

gennaio 2017

Intervista al lettore: Orfani – Juric.

In occasione dell’uscita della nuova ministagione di Orfani: Terra che troverete in edicola ed in fumetteria a partire da domani, facciamo il punto della mini stagione di Orfani appena conclusa che s’incentra sulla figura della crudele, ma meravigliosa dottoressa Juric. Per farlo abbiamo interpellato una lettrice, perché ci piace condividere quello che ci piace. Noi abbiamo parlato del primo numero di Orfani Juric qui, buona lettura.

 

Ciao! Presentati ai lettori di Tararabundidee!

Ciao, mi chiamo Asia, ho 17 anni, non leggo tantissimo, ma il genere che m’interessa di più è il giallo perché sono colpita dalla risoluzione dei crimini e dal ragionamento che porta alla soluzione. Ultimo libro letto: I gialli di mezzanotte.

Hai letto tutta la tutti e tre i numeri della stagione, ce n’è stato uno che ti è piaciuto di più e perché? 

L’ultimo: la regina è morta, la regina è viva. Perché la storia si è ribaltata: La Juric ha svelato un suo lato umano, rischiando e mostrando di riuscire a provare affetto. (Se qualcuno fosse interessato alla nostra opinione, ci è piaciuto di più il secondo dove la Juric dimostra tutta la sia freddezza e il suo coraggio in un momento in cui forse nessuna donna potrebbe riuscirci.)

La Juric è uno dei personaggi più belli di tutta la serie Orfani (il nostro preferito) tu cosa ne pensi? Ti piace? 

Mi è piaciuta la sua determinazione, il coraggio con cui è riuscita ad affrontare lo stupro e il fatto che alla fine si è rivelata una persona in grado di prendersi cura di qualcun altro nonostante tutto, quasi brava.

Secondo te la Juric è morta davvero? 

Secondo me non è morta, perché è impossibile, è scomparsa ma non si sa niente di certo: tornerà.

C’è stato un particolare della storia che non ti è piaciuto, hai trovato inadatto?

No ho apprezzato tutto. (Anche noi!)

Quali sono i tuoi personaggi preferiti, perché? 

Oltre alla Juric mi è piaciuta tanto la figliastra perché le assomiglia tantissimo, è stata determinata, dura, ma ribelle. Non ha la stessa freddezza della Juric i sentimenti prevalgono e per questo pagherà.

 E quelli che ti sono piaciuti di meno?  

Sicuramente Kosma perché è stato troppo duro e severo con lei inizialmente e forse è stato un male per Jsana, e la principessa: il fatto che abbia ingannato la Juric e che l’abbia fatta passare da carnefice a vittima non l’ho adorato.

Cosa ne pensi dello scrittore della biografia, che avresti fatto al suo posto? 

La figura dello scrittore mi è piaciuta, molto probabilmente al suo posto non avrei scritto tutto. Soprattutto avrei tralasciato da biografa le parti che interessavano la Jsana bambina e adolescente perché sono state le parti di pura sofferenza, per rispetto nei suoi confronti, per non gettare la sua vita in pasto alla gente.

In effetti anche il suo suicidio ha senso, leggendo la vita di Jsana sembra che lei sappia già cosa le sarebbe accaduto, quanto sarebbe diventata potente e per questo non si ferma davanti a niente. Ma questa verità nuoce a che rimane schiacciato dal peso della sofferenza e dei delitti compiuti da Jsana e non può condividerli.

Cosa ti aspetti dal prossimo numero? 

Innanzitutto la spiegazione del perché è scomparsa o morta e perché ha scelto proprio come biografo.

 

Dal nostro punto di vista non vediamo l’ora di leggere i prossimi numeri, che avranno la copertina del grande Gipi. Fino ad ora la stagione della Juric è stata secondo noi la migliore, speriamo si mantenga allo stesso livello.

Gabo di O. Pantoja, M. Bustos, F. Camargo, T. Cordoba, J. Naranjo.

Gabo. Gabriel García Márquez. Memorie di una vita magica è una graphic novel edita da Tunuè al prezzo di 16,90 euro.

La storia della letteratura, le grandi biografie possono essere scritte e trattate in vario modo e questo dimostra questo volume a fumetti che racconta la storia tormentata del grande Gabriel Garcia Marquez.

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Attraverso colori falsati: grigi e varie tonalità di giallo si snoda la storia di uno dei più grandi autori sud americani. Si racconta di tutto: dall’amata casa dei nonni da cui prenderà vita il romanzo Cent’anni di solitudine, dalle lotte che hanno interessato la Colombia, Cuba e il sud America negli anni ’60, i suoi viaggi in Europa come reporter, la sua situazione economica sempre precaria, l’abbandono dei suoi genitori, l’amore della sua vita, tutte cose che per Gabo diventeranno fonte di enorme ispirazione. In modo delicato, ma preciso, senza fare di una vita vera un romanzo, gli autori rendono la storia di un uomo di un interesse enorme, tenendo incollato il lettore alle pagine, soffrendo con Gabo quando è bambino ed ha paura degli spiriti, immedesimandosi in lui quando da adulto i problemi economici lo attanagliano, gioendo per lui quando corona il suo sogno d’amore e poi emozionandosi insieme a lui e alla cara Mercedes quando riceve il Nobel.

La figura di Gabo è resa in modo spettacolare, questa è una delle migliori biografie che io abbia mai letto: non c’è solo Gabo, ma c’è una storia d’amore, una storia di guerra, una storia editoriale, storie di varie persone che s’intersecano, non è una mera biografia è qualcosa di più: racconto di vita.

E la vita cambia, ha i suoi alti e bassi ed è resa egregiamente dai disegni infatti cambia anche il personaggio per questo ho apprezzato moltissimo il fatto che i disegnatori siano ben 4 che variano nel corso della narrazione dando al personaggio di Gabo una resa sempre diversa, scandendo così i vari momenti della sua vita, cambiandolo fisicamente a seconda della situazione, dei periodi che attraversa come succede nella vita vera. Questo cambiamento non deve essere inteso come uno stacco totale tra stili diversi: il cambiamento di mano si nota, ma non è mai brusco dà la giusta definizione al lettore, che riesce a capire che Gabo disegnato in modo diverso diventa un altro uomo, ha da affrontare sfide differenti e si trova ad un nuovo punto della sua vita.

Gabo è una graphic novel che fa venire voglia di conoscere tutte le opere di Marquez perché parla della loro sempre travagliata genesi, dopo la lettura di questo fumetto è infatti impossibile non essere incuriositi, non voler correre a leggere i suoi romanzi, ma a me personalmente ha anche incuriosito su altri romanzi perché come vi ho detto non si parla solo di Gabo, ma anche dei suoi amici scrittori e dei suoi maestri è un fumetto che trasuda letteratura ed è veramente piacevolissimo.

Gabo e Mercedes sono una coppia che ho adorato, mi piace molto come sono rappresentati, sempre uniti, sempre insieme ed ho molto apprezzato il fatto che la figura di Mercedes sia curata e molto presente, spesso in questo tipo di opere per mettere in luce il personaggio principale della biografia si tende ad eclissare chi gli è stato vicino; qui invece no, Mercedes lo aiuta e lo supporta, crede in lui sempre, anche quando le cose vanno male, ha una fiducia enorme e smisurata verso il marito e questo secondo me ha reso Gabo quello che è, senza Mercedes ed il suo aiuto non avremmo avuto Cent’anni di solitudine.

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La normalità di una famiglia, di una vita, di un autore è resa così bene che mi ha fatto commuovere. Lo consiglio a chi vuole leggere una bella biografia curata, dettagliata, ma non noiosa e a chi si vuole approcciare per la prima volta a Gabriel Garcia Marquez.

(Se volete sapere altro e condividere le vostre letture con noi, seguiteci anche qui https://www.facebook.com/tararabundidee/)

Roberto Recchioni presenta I maestri dell’avventura: L’Isola del tesoro – M. Monteleone, Oscar.

Robert Louis Stevenson ed il caro immortale avvocato George Houtecourt sono stati contemporanei e anche se il nostro avvocato gode sempre di ottima salute, racconta di quando si andava sulle coste della Francia Meridionale, dove l’aria buona aiutava il debole, ma eclettico Robert, che saltava di facoltà in facoltà approdando pure a giurisprudenza (e vi lascio immaginare i discorsi sui cavilli testamentari dell’epoca, quando si devono essere divertiti), ma soprattutto nel 1883 Robert compie qualcosa di straordinario: L’Isola del Tesoro. Conoscendo la vitalità e l’entusiasmo che sempre caratterizza George, come poteva non piacergli questa storia piena di azione, quest’avventura pura, insomma lo ha adorato e vorrà sempre bene a Robert per aver creato questo capolavoro.

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Quando il sig.  Houtecourt ha sentito della nuova veste dell’Isola del Tesoro non ha fatto in tempo a farla uscire per accaparrarsela, regalandola anche a chi ha potuto perché gli è piaciuta molto e da un grande fan dell’epoca come lui è un complimento vero. L’Isola del Tesoro è stata riadattata a fumetti e fa parte della collana: Roberto Recchioni presenta I maestri dell’avventura. La sceneggiatura è affidata a Michele Monteleone, i disegni ad Andrea Carenzi, in arte Oscar, che si cimenta qui per la prima volta su una graphic novel.

È molto, molto bella perché ha rispettato il testo originale, ci sono molte didascalie che aiutano il lettore a seguire lo svolgersi della trama che se affidata solamente ai dialoghi con la grande quantità di personaggi sulla scena poteva perdersi. I disegni sono in bianco e nero, molto belli, con “le facce sciolte” hanno detto che dà al classico un’aria nuova pur non tradendo le aspettative di noi lettori. Crediamo che disegnare qualcosa che tutti, o quasi, conoscono non sia molto facile ma questi disegni hanno reso bene come l’avvocato ed io ci immaginiamo i personaggi, soprattutto Jim: bello, bello. Personalmente l’ho regalata a chi, per la sua giovanissima età ancora non conosce il grande Stevenson, ma questo fumetto ce lo siamo goduti tutti, io, l’avvocato, il ragazzino a cui l’ho regalato, altre persone che nel mentre l’hanno sfogliato. È la veste nuova e curata per una storia immortale, ma non finisce qua: l’entusiasmo con cui nella prefazione e nella conclusione ne parlano Roberto Recchioni e Michele Monteleone, fa venire voglia di riprendere in mano il romanzo di vedere come Stevenson abbia reso i personaggi, la sua prosa, il suo racconto. Questo fumetto è anche un invito a leggere o rileggere L’isola del tesoro e riscoprirne le qualità che l’hanno reso un classico senza tempo.

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L’Isola del Tesoro costa 14,00 e fa parte della collana Roberto Recchioni presenta I maestri dell’avventura per Edizioni Star Comics, della stessa collana fanno parte anche: Uno studio in rosso (Gualtieri – Rossi Edrighi) che io ho sfogliato e cercherò di recuperare in un tempo brevissimo, 20.000 leghe sotto i mari (M. Uzzeo – F. Francini – V. Befani – F. Proietti) e Cuore di Tenebra (G. Masi – F. Ciregia).

La chiesa protagonista

La Chiesa in tutte le sue forme: invisibile indicante l’unione mistica dei cristiani e visibile indicante l’istituzionalizzazione, l’unione storica di comunità partecipi della stessa dottrina, è stata protagonista di tante opere che hanno cercato di indagarl, di scoprirla, di capirla molto spesso dando interpretazioni personali, fantastiche. Tanti degli ultimi romanzi che ho letto hanno avuto a che fare con la Chiesa seppur non fosse il tema prominente.

Se con il losco Sorel (protagonista de Il Rosso e il Nero di Stendhal) la Chiesa è marginale, sullo sfondo ed è la rappresentazione da un lato di un ostacolo per l’amore, anzi per i suoi amori e dall’altro è importantissimo mezzo di riscatto e di rivalsa nei confronti della sua famiglia e di chi l’aveva sottovalutato; insomma un mezzo per farsi una posizione, per ottenere prestigio senza avere bisogno della vocazione; questa sconosciuta. Nei fratelli Karamazov (Dostoevskij) la Chiesa invece diventa puro misticismo impersonata dalla figura particolare dello starec, incarnazione della Chiesa buona: paziente, misericordioso, virtuoso, sommo bene, lo starec è un uomo anziano e debole, ma forte di uno spirito straordinariamente misericordioso, consola, consiglia e stranamente lascia della Chiesa un messaggio positivo. Due libri a caso praticamente, due percezioni e storie della stessa istituzione completamente diverse.

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Nelle ultime cose in cui mi sono imbattuta però la Chiesa è stata descritta nel modo in cui più affascina, portando alla luce il suo mistero, i suoi strani meccanismi, le sue verità inarrivabili, la sua voluta invisibilità. Ed ecco quindi che arriviamo ad uno dei romanzi che più ho amato: Il nome della rosa (U. Eco), dalla penna mirabile del miglior narratore medievista si snoda una storia spettacolare che non ha come protagonista solo l’intelligente e perspicace Guglielmo, ma il mistero che avvolge una biblioteca enorme protetta da troppe persone. Tra disquisizioni teologiche su Cristo, sulla sua povertà, su quella della Chiesa; tra discorsi sull’inquisizione, sulle interrogazioni, sul terrore; tra confronti accesi fra avignonesi e francescani, descrizioni di biologia e di ottica, emerge uno dei principali scopi della Chiesa. Cosa può bramare chi non può costruirsi una famiglia, chi non può vantarsi di un amore passionale, della sua professione, cosa può cercare? La conoscenza, la conoscenza suprema e totale e quale migliore luogo di una biblioteca tra le più fornite della cristianità? Una biblioteca che è essa stessa un mistero, labirinto, che è costruita per scoraggiare, per impaurire chi vuole spingersi troppo oltre. Il cammino per la conoscenza diventa tortuoso, difficile, disseminato di pericoli, di morti: non tutti possono farcela; è la metafora del cammino verso la santità, la salvezza, la purezza disseminato di ostacoli, di peccati da raggirare, tutto deve essere eliminato per avere la somma purezza, tutto dev’essere superato per avere la somma conoscenza. Ma come ottenere la conoscenza quando si deve affrontare qualcosa di così complesso? E soprattutto come aggirare la Chiesa quando è essa stessa che nasconde ai suoi seguaci? Lo fa per proteggere i fedeli o sè stessa? Una biblioteca labirintica in cui tutti sanno, ma nessuno dice. Questo mistero in cui è coinvolta tutta l’abbazia, delegazioni varie e l’abate stesso che capisce che svelare il mistero della biblioteca e degli omicidi ad essa connessi è più pericoloso di quanto avrebbe potuto immaginare.

download-1Quello che però all’abbazia non avevano avuto bene in conto è che si trovavano di fronte a Guglielmo da Baskerville inquisitore, conoscitore di lingue, dalla vasta cultura, educatore, come può un uomo così fermare le sue indagini? Nè le morti, nè una biblioteca impossibile da comprendere lo faranno. Deve sapere chi c’è dietro, perchè. L’uomo che ha intimorito tutti, l’anticristo che è venuto a porre fine all’estrema curiosità dei cristiani e di tutti quei monaci, custodisce il segreto che porterà alla fine della Chiesa e poi del mondo in un libro scritto prima ancora che la Chiesa nascesse, prima di Cristo. Aristotele è la fonte, sarebbe lui l’anticristo, che attraverso l’elogio al riso, attraverso l’uso dell’ironia, dello scherzo, spazzerebbe via la serietà, l’integrità, la severità e la credibilità dalla Chiesa. L’ironia e il riso sono il male perchè fanno sì che tutto il corpo provi piacere, sia disteso, ma soprattutto l’ironia non è chiara e la chiarezza deve essere alla base della Chiesa, allora meglio distruggere tutto, far sì che niente trapeli, il libro e la biblioteca bruciano, ma il segreto che contenevano penetra comunque nella Chiesa e questo ce lo dimostra Pio XIII.

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Bello, arrogante, saccente, severo, ma soprattutto ironico il padre della Chiesa e vicario di Cristo immaginato da Sorrentino ha tutto ciò che non dovrebbe avere. Laddove ci dovrebbe essere bontà e misericordia c’è severità e cattiveria, laddove ci dovrebbe essere apertura ed accoglienza c’è chiusura, laddove ci dovrebbe chiarezza c’è nebbia. Pio XII è avvolto da un’aurea di mistero, deve essere irraggiungibile, invisibile, ma deve conoscere tutto e tutti. Chiuso nella sua torre d’avorio si mostra solo a chi deve, tronfio d’onnipotenza costringe il povero Don Michele a rivelargli tutte le confessioni e così arriva prima: prima di chi vorrebbe spodestarlo, di chi non conoscendo i suoi pensieri conservatori, severi e ingiusti lo ha messo sul trono di Pietro. Lui è quasi l’anticristo descritto ne Il nome della rosa. Il Vaticano trama per abbatterlo e salvare la Santa Madre Chiesa, ma la Chiesa  vorrà essere salvata? Integerrimo, invisibile, onnipotente, ma anche santo. Tutti tramavano fino a quando non si scopre chi è davvero Pio XIII: un uomo che riesce a dialogare con Dio, che riesce ad ottenere ciò che vuole perchè Dio lo ascolta. Come affrontare un uomo del genere? Ma soprattutto se Dio lo ascolta, perchè affrontarlo? Il suo disegno e quello di Dio coincidono: viene depurata la Chiesa, via i pedofili, l’immagine del papa, gli omosessuali, via anche i fedeli. Solo i degni, solo chi è disposto a questo cambiamento può continuare ad essere davvero fedele. La fede è messa a dura prova e si viaggia così indietro nel tempo a quando i papi erano invisibili, a quando hanno posto le basi della Chiesa, siamo ad un nuovo Concilio di Trento, un nuovo capitolo della storia.

2017 anni e ancora la Chiesa rimane l’istituzione più misteriosa su cui si è fantasticato, ma è anche la più duratura; un impero che non mostra segni di cedimento, indagata da tutti: fedeli, laici, atei. La Chiesa dopo 2017 è ancora protagonista indiscussa, Lei ha dato vita a parte della nostra storia: papi, vescovi, cardinali, succedutisi hanno spinto le sorti del mondo dove loro volevano ed hanno contribuito a creare la società così com’è ed ancora continuano a farlo. Una società plasmata sul volere di uomini che uniti dalla fede o almeno si presume che siano uniti da questa cosa che chiamano fede, hanno costruito da uno degli stati più piccoli del mondo un impero di burocrazia e mistero, potere, arte, strategia, politica. Come può un qualsiasi essere umano non essere affascinato da tutto questo? La Chiesa è qualcosa di tangibile e presente in tutte le vite, è insita nelle società eppure è così oscura. I misteri della fede, i misteri dei miracoli, lo spirito santo che dovrebbe scendere ad indicare il pontefice e ad indicare un bel po’ di cose ma ancora non si è capito se procede dal padre o dal figlio, la santità, la beatitudine, l’impalcatura gerarchica, la ricchezza e insieme la povertà, il potere e la spiritualità: quante cose che non sappiamo e che molto probabilmente non sapremo mai fanno parte della Chiesa? Ed allora la fantasia viaggia: scrittori, studiosi, registi, filosofi immaginano la Chiesa descrivendola in modi sempre diversi. È solo un mezzo per fare un determinato tipo di carriera, per avere una professione? È davvero somma misericordia e sommo bene? È potere di controllare gli altri, mezzo per la conoscenza, mezzo per soddisfare le grazie, politica? È tutto questo o niente di questo? Quante Chiese ci sono davvero, se ognuno ne dà una diversa interpretazione e ne immagina i meccanismi in modo diverso? I misteri saranno mai svelati?

Per me rimane un’istituzione unica che si regge proprio sul non detto. Quando si farà chiarezza e i giochi saranno svelati allora si sgretolerà tutta l’impalcatura. Sia chiaro sono i nostri pensieri sull’istituzione Chiesa da non credente, non ci permetteremmo mai qui nè ora nè in futuro, di mettere bocca sulla fede, spiritualità, ma dopo aver visto contemporaneamente The young pope e Il nome della rosa, due domandine c’erano venute.

 

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