Chanbara. La via del samurai è composto da due storie pubblicate separatamente per la Sergio Bonelli Editore nel 2012 ed ora raccolte in un volume edito da Bao Publishing al prezzo di 25 euro.

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Quando per la prima volta ho aperto questo volume stavo per piangere perché i disegni e i colori sono di una bellezza infinita, ma non avevo la possibilità di comprarlo visto che comunque il costo non è proprio bassissimo; mi ero ripromessa di recuperarlo e finalmente è arrivato a casa e confermo la prima impressione: è bellissimo. Il volume contiene due storie separate ambientate nel Giappone feudale, una ha come personaggi principali due samurai: Tetsuo e Jubei (che è diventato l’uomo della mia vita); la seconda invece tratta principalmente di Jun in entrambe le storie c’è poi Ichi colui che porta giustizia.

Nella prima storia che è quella che mi è piaciuta di più Tetsuo, Jubei e Ichi lottano e si sacrificano per smascherare una organizzazione criminale capeggiata dal consigliere Kitayama, in questa storia viene svelato il personaggio di Ichi un vecchietto ceco che sembra apparire quando ci sia bisogno e che attraverso il suo bastone porta la giustizia. La prima storia si basa principalmente sulla lealtà e sull’onore, Jubei è un uomo dalla grande virtù che per un malinteso è costretto ad allontanarsi dal palazzo dove è tacciato di tradimento, sia Ichi che Tetsuo verranno poi a conoscenza della verità e quest’ultimo si farà carico di riabilitare la figura di Jubei a corte. La seconda storia tratta della formazione e della vendetta di Jun rimasta sola al mondo, il personaggio di Jun somiglia in modo impressionante alla May Lin del telefilm netflix Marco Polo che io ho adorato, (anche se precisiamo Chanbara è uscito molto prima) si tratta di una ragazza estremamente forte che se nella prima parte della storia sembra fragile e impaurita, superate difficoltà, angherie, soprusi e paure prende in mano la situazione e diventa un’omicida senza scrupoli, vendicando non solo chi aveva deriso la propria famiglia, ma anche chi per addestrarla le aveva fatto del male.

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Le storie sono belle, ma i disegni di più la cura per i dettagli ad esempio la resa dei tessuti, delle particolari stampe delle vesti è impressionante, i paesaggi specialmente nella prima storia dove la narrazione è svolta principalmente all’esterno, sono di una bellezza mozzafiato. Anche i colori sono bellissimi quasi sempre delicati e tenui, poche volte ci troviamo di fronte a colori molto vivaci. Ogni tavola è una scoperta, i colpi di scena sono molti, non c’è niente da dire, è un volume prezioso.

Insomma, vi ho detto davvero l’essenziale perché penso dia un volume che deve essere gustato, ma soprattutto guardato, è un ristoro per gli occhi.

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