La casa di Paco Roca è edita da Tunuè al prezzo di 16,90.

È la mia prima graphic novel di Paco Roca, ma so che le comprerò tutte quanto prima. Mi sono innamorata innanzitutto del suo formato, diverso dal solito e poi una volta letta mi sono innamorata della storia.

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È bello il modo in cui Paco Roca faccia entrare il lettore nella Casa, nel suo giardino, tra mandorli, aranci e fichi, ma ancora più bello è come l’autore accompagni il lettore nella vita di Antonio e della sua famiglia, facendo slalom tra presente e passato e tra i ricordi dei suoi figli: Vicente, José e Carla. I tre dopo la scomparsa del padre devono fare i conti con questa casa da sistemare, piena zeppa di cianfrusaglie, per venderla, ma alla fine i ricordi hanno il sopravvento. I figli di Antonio diventano come Re Mida e quando toccano gli oggetti della casa li trasformano praticamente in oro, sì perché ogni piccolo particolare di quella casa li porta nel passato, li fa immergere in ricordi sani e genuini di una famiglia felice, di un padre sempre indaffarato, ma che aveva una soluzione per tutto.

Il mondo di Antonio è un mondo meraviglioso, ma è meraviglioso perché è ordinario, quotidiano, comune se penso ad Antonio penso al nonno di quando racconta del suo lavoro a Roma, in Svizzera e della nuova casa che ha fatto in campagna, dove cura l’orto, gli alberi, dove ha i gattini. Questa storia mi ha risucchiato perché la sento mia davvero, perché c’è un Antonio nella mia famiglia che bada all’orto, conserva tutto e sta sempre con qualcosa da aggiustare, perché c’è una Carla nella mia famiglia che lo ha aiutato a costruire le cose e lui come Antonio è un ottimo capo per i suoi operai.

I ricordi sono la parte fondante di questo fumetto, tutti i personaggi hanno un ricordo vivido di Antonio e per tutti è difficile superarne la sua scomparsa, ma Paco Roca attraverso la sua magica penna ferma il tempo e ferma Antonio, lo fa rivivere pagina in pagina tra i ricordi di tutti e noi lo conosciamo attraverso gli altri, io lo conosco proprio perché è uguale al nonno e vabbè, ma voi lo conoscerete dalle parole degli altri, dalla loro mente: tutti odiano Antonio perché sembra superficiale, perché ha sempre da fare e non bada agli altri, ma poi tutti si accorgono di che persona meravigliosa fosse, scoprono e ricordano le piccole grandi dimostrazioni che dava.

Se c’è un personaggio che ho amato più degli altri è la figura di Manolo, amico di Antonio, quello che ha condiviso gli ultimi giorni con lui, con cui si parlava di orti, piante che ora deve affrontare la vita da solo, senza il suo amico che conosceva bene e con cui ha affrontato la vecchiaia, la solitudine, la morte delle persone care. Lo stesso Antonio l’ho adorato, mentra tra i figli quello che mi è piaciuto di più è senza dubbio Josè: un po’ impacciato e con la testa tra le nuvole, ma che fino all’ultimo cerca di tenere vivo il ricordo dei sogni del padre. Carla e Vicente mi sono piaciuti meno perchè lei è molto dura con il fratello ed è anche quella che compare di meno nella storia, anche Vicente non si risparmia sul giudizio che dà al padre, ma poi all’ultimo nella discussione con Josè mi diventa più simpatico.

Per me questa graphic novel è stata un colpo al cuore, ma so che lo è stata per tutti quelli che l’hanno letta. È talmente quotidiana e normale, qualcosa di così reale che non ci si può non immedesimare, fa riflettere, fa pensare alle scelte a cui ci sottopone la vita, alle persone che non ci sono più a chi è rimasto. È delicata, bella, piacevole.

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Per quanto riguarda i disegni ho amato la scelta dei colori, la palette cambia quando si hanno stacchi dal presente al passato, il mondo dei ricordi ha un altro colore, ovattato. La costruzione della pagina è molto originale e devo ammettere che alcune volte ho avuto un po’ di difficoltà con la sequenza delle vignette perché non sono posizionate in modo standard, ma mi è piaciuto anche questo è come se Paco Roca volesse anche creare un po’ di confusione nel lettore (in senso buono), farlo perdere nei ricordi che riguardano il caro Antonio.

Questo è da tenere in libreria, per forza.


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