La Terra dei figli è una graphic novel di Gipi, edita da Coconino Press al prezzo di 19,50 euro.

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È una storia crudele, tremenda, violenta.

La terra è nuda, spoglia; solo sterpaglie e un lago, un lago che sembra raccogliere i cadaveri di tutto l’universo e poi a riva ci sono loro: un papà e i suoi due figli. I suoi amati, figli invincibili, cresciuti ed educati alle peggiori barbarie, a uccidere, cresciuti con tabù lessicali: non si dice la parola amore, non si dice la parola curare, non ci si tocca se non con il legno per prendere bastonate.

Il padre è un educatore, un grande educatore elimina ogni orpello, ogni debolezza per rendere i figli pronti, per renderli i migliori lottatori in un mondo che non può più considerarsi tale. È un mondo del futuro che rispecchia il mondo degli albori.  Non c’è compagnia, non c’è amore, solo violenza e lotta alla sopravvivenza, si mangia tutto cani, gatti, persone; non c’è differenza tra uomo e donna sono tutti vittime o carnefici di altri uomini.

Lino e il fratello non sanno nulla del mondo prima, ma il padre, la strega, Arringo loro sì. Loro si ricordano com’era il mondo e conservano il suo ricordo stretti nel loro intimo, Arringo ha le foto, il padre ha un quaderno dove annota tutto ma che solo lui può leggere: i figli non hanno mai imparato a leggere e a scrivere perché in questo mondo non serve e il quaderno ha una regola precisa: non può essere letto.  E questo quaderno nero dalla scrittura incomprensibile sarà aperto al lettore, lui può vederlo, ma può anche decifrarlo? Disegni spogli dal colore, questa è la prima opera di Gipi totalmente in bianco e nero, disegni senza didascalie, non c’è la voce narrante: il lettore sa quanto i protagonisti e vede quello che vedono loro. Volti magri, scarniti, deformati, paesaggi essenziali, pieni di cadaveri: tutto  aiuta a trasportare il lettore nella dimensione altra creata da Gipi, tutto è sconvolgente, ma bellissimo allo stesso tempo. Il personaggio che più ho adorato è il padre che nonostante abbia fatto dei figli delle persone diverse da quello che è lui, vive tra passato e presente, volge lo sguardo nostalgicamente indietro senza però farsi vedere dai figli che devono essere delle bestie senza sentimenti. Anche la strega è un bellissimo personaggio ed è l’unica che a differenza del padre, di Arringo, non ha la necessità di nascondere la sua bontà, la sua delicatezza: è donna, madre, amante e lo mostra, cerca di aggrapparsi ai buoni sentimenti in un mondo in cui non c’è più amore.

L’ho divorato e amato, è delicato nonostante l’unica cosa che venga descritta sia la violenza. Mi era stato consigliato di leggerlo, tutto in una volta in silenzio: di ritagliarmi uno spazio dove collocare solo questo romanzo e così ho fatto ed è stato un lasso di tempo in cui mi sono lasciata trasportare da questo libro emozionante. È amorevole perché anche se l’amore è un tabù ogni personaggio trasuda amore, per il cane, per i figli, per il padre, per il fratello, tutti pur non potendo pronunciare quella parola amano, tutti tranne i Fedeli. I Fedeli del Dio Fiko sono le vere bestie, quelle che sono state modellate come il nuovo mondo: sono crude, spoglie da ogni sentimento, da ogni forma di umanità, seguono una religione di cui non conoscono le regole, che però sembra averne una sola: violentare, violentare le menti, i corpi, i visi.

E in tutta questa violenza la scintilla dell’umanità vera non si spegne, perché i due fratelli cercheranno di fare di tutto, di arrivare dovunque, di sfidare ogni essere umano per dissetare la loro sete di curiosità. Il segreto che avvolge il quaderno del padre è per loro uno scoglio insormontabile che vogliono a tutti i costi superare, vogliono farlo leggere a chiunque, sono disposti a tutto per sapere cosa il padre annotava di nascosto, tenendoli così all’oscuro.

Ma la curiosità sarà più forte dell’amore?

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