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“L’incertezza per compagna di viaggio” è il titolo dell’articolo di Carlo Rovelli su Bruno de Finetti. Bruno de Finetti (1906 – 1985) matematico, filosofo, studioso ha tutti i riflettori puntati su se stesso, oggi sì, perché oggi la scienza vuole capire fino a dove si spinge la nostra conoscenza, o meglio cos’è che conosciamo davvero? De Finetti ha la risposta? No, ovvio per lui la conoscenza che abbiamo di ciò che ci circonda, la conoscenza reale, è nulla, ma lui ha avuto una particolare idea sulla conoscenza quella cioè dell’incertezza, della probabilità. L’idea prima che la conoscenza nasca in realtà dalle probabilità, da prove, da abitudini se vogliamo è del matematico inglese Thomas Bayes. Secondo lui infatti la conoscenza è collegata alla probabilità che un evento si avveri, quindi quando succede dà un maggiore apporto alla conoscenza di quella situazione, si va così per abitudine, non per vera e reale conoscenza. Da questo de Finetti parla quindi di incertezza, perché è quella che abbiamo davvero. Non possiamo mai basarci su certezze, né noi, né la scienza, ma alla fine è con quello che non sappiamo che dobbiamo convivere e pian piano cercare di sapere. Le idee di de Finetti hanno ammaliato tanto, ma hanno ammaliato all’estero, è stato apprezzato soprattutto nel mondo anglosassone e solo da poco 2005-2006 alcune sue opere sono state pubblicate in Italia. Questo articolo comporta due riflessioni principali, innanzitutto quella sulla tematica di cui tratta, sembra inutile volere la Luna, cercare l’impossibile e soprattutto per la scienza spingersi troppo oltre, siamo umani e purtroppo fallibili, e l’incertezza è la nostra unica sicurezza. Ma soprattutto la cosa a cui ho pensato leggendo questo articolo è che il nostro paese è stato ed è ricco di personalità geniali, innovative, importanti, ma che cadono nel dimenticatoio addirittura sono passati 72 anni prima che in Italia venisse pubblicata la sua opera, penso che forse la cultura italiana dovrebbe cercare di ampliare i suoi confini perché mi rendo conto che è troppo ancorata alle stesse personalità da tanto tempo. La cultura in Italia è uguale al programma scolastico, se conosci quegli autori, quei filosofi, quegli intellettuali è okkei, tutto il resto lo tralasciamo, cerchiamo di aguzzare la vista, e di conoscere perle preziose come questa, ritorniamo quasi allo stesso discorso della scorsa “puntata” (Geni – La Lettura #8) si potrebbe fare qualcosa per alimentare il progresso, la genialità, la conoscenza?

Va bene che l’incertezza è l’unica certezza, ma cerchiamo di non essere incerti anche sulle cose di casa.

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