Black mirror è una serie televisiva britannica, prodotta per Endemol e poi acquistata nel 2015 da Netflix. Per ora siamo arrivati al sesto episodio della terza stagione ed è già in produzione la quarta stagione per il 2017, le prime due stagioni sono invece composte da tre episodi ciascuna. La durata media degli episodi si aggira intorno ai 50 minuti. (Le immagini sono poster fatti da disegnatori italiani per la promozione di alcune puntate.)

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1×1 Mirka Andolfo

Se dovessi raccontarvi questa serie con un solo aggettivo vi direi ANSIOGENA. La serie è ambientata nel futuro, ma non in tempo prestabilito, in alcune puntate ci sono situazioni che potrebbero accadere anche domani, in altre invece si percepisce la lontananza temporale degli eventi, la cosa che purtroppo non si percepisce in questa serie è l’impossibilità dei fatti raccontati. Sì, per questo è ansiogena, le situazioni presentate anche se in alcuni casi sembrerebbero davvero impossibili in realtà; in futuro, lontano, con i progressi della tecnologia potrebbero accadere tranquillamente.

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1×2 Jacopo Camagni

La serie è un’antologia di eventi, non c’è un protagonista unico, ogni episodio è staccato dall’altro, le stesse stagioni sono staccate, in realtà si potrebbe vedere anche in disordine visto che le situazioni presentate non si somigliano mai. Il fil rouge che però collega tutto è la tecnologia, il suo progresso e contemporaneamente il recesso della sensibilità umana, dell’umanità in generale. Quello che Black mirror ci mostra è un futuro senza speranza per l’umanità, intesa nel senso latino del termine, ci sbatte in faccia fon dove l’uomo potrebbe arrivare, annientando di fatto se stesso.

Nella maggior parte degli episodi non c’è un messaggio positivo, su 13 episodi almeno 4 riprendono il motivo del Big Brother, della totale visibilità di ciò che gli altri fanno, della possibilità di tenerli sotto controllo, di piegarli, ricattarli: delle volte solo per metterli in ridicolo, per umiliarli nel peggiore dei modi (1×1) altre volte per spingerli a fare cose che non avrebbero mai fatto, prendendoli poi in giro e spiatellando tutto (3×3), in altri episodi si parla invece di forme di controllo mentale a scopo militare (3×5), modifiche della sensorialità portate agli estremi per fabbricare videogiochi  (3×2) e così via, sempre sottolineando quanto la tecnologia sarà totalmente imprescindibile dalla vita di ogni essere umano, cancellando sentimenti, pudore, sensibilità.

Le puntate che però mi hanno colpito di più sono quelle in cui c’è ancora un briciolo di sentimento, ma soprattutto dove si dà una piccola speranza, quelle eccezioni che conservano umanità e sensibilità in un mondo freddo e ipertecnologico. La 2×1 in cui la tecnologia aiuta a superare la morte in un modo che io non concepisco in quanto si tratta di una specie di sostituzione robotica, ma che comunque potrebbe risultare un appiglio in un momento di estremo dolore come quello della perdita di una persona cara, la 3×1 invece è una fortissima critica ai social network, ci presenta un mondo privo praticamente di vere relazioni, le persone si giudicano attraverso recensioni, si interagisce se si ha un punteggio alto, praticamente lo stesso meccanismo che c’è dietro tripadvisor, ma qui a essere recensite sono le persone, continuamente, la puntata più tenera però è in assoluto la 3×4 con la creazione di un paradiso, o per meglio dire un limbo che può essere testato già in vita, in cui poi si può andare o non andare dopo la morte, il tutto infarcito da una particolare storia d’amore.

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2×1 Veronica Veci Carratello

Diciamo che questa serie è veramente particolare, ci sono delle puntate che io personalmente ho trovato terribilmente noiose (1×2, 2×3, 3×6), ma comunque fa pensare, tanto, tantissimo a ciò che potrebbe riservarci il futuro, ma soprattutto cosa saremmo capaci di fare noi? Se cercate una serie diversa, che faccia pensare molto, su cui riflettere, dissacrante, particolare, guardatela!

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