Questo numero de La Lettura è bello denso, la scelta era tra tanti articoli interessantissimi, ma ho deciso di parlarvi oggi  di geni.

A pag. 6 nella sezione Orizzonti, Giulio Giorelli parla del nuovo libro di Eric Weiner, giornalista e scrittore americano, La geografia del genio. Weiner passa in rassegna le grandi personalità che hanno caratterizzato tutte le epoche, passando da Socrate a Galileo fino ad arrivare agli attuali geni informartici. Più che raccontare di loro e di ciò che fanno, il libro tratta dei luoghi in cui la genialità si è sviluppata, anche perché secondo Weiner la genialità non è puramente dote genetica, non solo almeno, dipende molto dalle circostanze e dal loro sfruttamento e ciò che ne deriva è un bene che non deve essere custodito gelosamente e interiormente, ma la genialità è e deve essere un bene pubblico. C’è un continuo scambio tra il genio e il luogo a cui appartiene e in cui la creatività si sviluppa e Weisner cerca proprio di raccontare questo, ma soprattutto sottolinea il fatto che questo scambio non è sempre e solo positivo. I geni sono personalità particolari e molto spesso il luogo che li contiene non riesce a comprenderli, ad accettarli, vedendoli come una minaccia, come qualcosa di pericoloso da cui fuggire, è allora forse anche questa tensione che si crea tra luogo, più che altro tra ambiente e genio a favorirne la produttività? Non è questo anche un monito per tutti noi, per la società in generale a rivedere il nostro comportamento, tornare sui nostri passi e capire come beneficiare delle personalità creatrici e come cercare di ampliare e favorire la loro genialità piuttosto che reprimerla? Le ristrettezze, le minacce, continui bastoni tra le ruote non fanno paura ai temerari, ma se la strada fosse più in discesa per tutti, avremmo più geni nel mondo?

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Parlando di geni, passiamo ad uno dei geni del fumetto: Poeta, grande narratore, pittore sono appellativi che non mettono piacciono a Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), uno dei più grandi fumettisti italiani, lo fanno scappare, lo etichettano, lo chiudono. Lo svela in una delicatissima intervista a Fabio Genovesi (p. 45) in occasione dell’uscita del suo ultimo fumetto: La terra dei figli. Se non lo avessi già comprato, dopo aver letto questo articolo sarei corsa a comprarlo. L’entusiasmo con cui ne parla Genovesi è assolutamente trasportante: “I libri andrebbero letti per cadere in quel vortice di emozioni che prende a schiaffi il tuo mondo e lo ribalta e di colpo tutto è nuovo e incandescente, soprattutto tu.” gipiÈ questo che fa il libro di Gipi, ti catapulta in una dimensione diversa non solo spaziale, ma anche emozionale. “Non ho più richieste d’amore – afferma l’autore – volevo solo raccontare una storia, che non fosse troppo mia, che fosse di nessuno e di tutti” così dicendo si allontana dalle storie intimiste, che hanno molto di autobiografico a cui Gipi ci ha abituati. Lo scenario de La Terra dei figli è post apocalittico, manca la società, manca la normalità, la spensieratezza, ma soprattutto manca l’amore sentimento praticamente bandito in questo mondo in cui l’unico obbiettivo è cercare di sopravvivere, abbassarsi a livello animale ed eliminare ogni traccia di sensibilità e di umanità. Il futuro raccontato è crudele, freddo, silenzioso, inespressivo, prende davvero a schiaffi il mondo come afferma Genovesi. Questo fumetto sembra avere le caratteristiche di un grande capolavoro, un altro sfornato da un maestro come Gipi. È uscito il 28 ottobre e prestissimo lo leggerò, vedremo se (sicuramente) sarà all’altezza delle aspettative.

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