Nella scorsa puntata, abbiamo parlato di dolore e di effetto placebo, continuiamo su questa linea anche oggi, parlando però di tutto questo in un ambito un po’ diverso: l’esorcismo. A pag. 7, nella sezione Orizzonti, Andrea Nicolotti ci parla di come oggi viene inteso l’esorcismo e di come lo intende la stessa chiesa, nell’articolo intitolato: “Possessione o psicosi? Ritornano gli esorcisti.” Innanzitutto bisogna dare un’occhiata ai dati, che vedono gli italiani molto spesso coinvolti in situazioni di possessione, specie le donne, specie del Sud. Questo dato può essere facilmente spiegato non solo, come afferma il giornalista, con il fatto che il fenomeno della possessione sia molto radicato nella realtà del cattolicesimo e possiamo dire che le donne meridionali siano molto più credenti, ma credo che una spiegazione a questi dati derivi anche dalla tradizione meridionale che si lega al fenomeno del tarantismo in cui si parla comunque di una possessione legata anche a fattori religiosi, non solo certamente al morso della tarantola, quindi penso che la percentuale alta di possedute sia anche legata a questo fenomeno che è presente solamente nel Sud Italia. Detto questo quello che mi ha fatto più pensare di questo articolo è la pseudo – giustificazione di papa Francesco all’esorcismo, dice infatti che il diavolo esiste e che deve essere combattuto, facendo attenzione a “localizzarlo” e a non confonderlo (come era avvenuto in passato) con la psicosi o malattie che devono essere curate in altro modo. La cura, l’esorcismo in sé è praticato da personale specializzato che però non sempre ha l’accortezza di definire e limitare il proprio campo d’azione, sentendosi in dovere di partecipare laddove ci sia bisogno di un medico. In realtà l’efficacia terapeutica sarebbe tutta da attribuire alla condizione mentale del paziente: l’esito sarebbe frutto di autosuggestione o di effetto placebo, “l’efficacia del rimedio sta nel fatto che l’esorcismo agli occhi di chi si sente indemoniato, può sembrare l’unica terapia percorribile”. A condizionare poi i posseduti c’è tutto l’apparato cristiano su demoni, diavoli e le stesse storie di guarigione e di esorcismo legate alla figura di Cristo. Secondo me, la possessione è legata a disturbi psichici e credo che proprio per questo dovrebbe essere curata solo da chi di dovere, non da un prete e, proprio per questo, dare ancora più fondamento a questa pratica può essere solo dannoso per il posseduto che non riuscirà a risolvere il suo problema con riti e preghiere, ma il problema sembra essere molto più complicato del previsto visto che la chiesa stessa “certifica” l’esistenza delle possessioni demoniache e le sette vogliono vedere riconosciuta e legittimata la loro religione, staremo a vedere.

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Cambiamo totalmente argomento ed andiamo in Siria, non per parlare della guerra attuale, ma per parlare più che altro di corsi e ricorsi storici. A pag. 46 troviamo una chiacchierata di Lorenzo Cremonesi con Nicolò Marchetti capo missione della ricerca archeologica a Karkemish. Karmemish è una città che si trova sulle sponde dell’Eufrate al confine tra Siria e Turchia. Dal punto di vista archeologico è una zona densissima di reperti, qui si sono succedute tantissime culture, prima gli Ittiti, poi gli Assiri, poi i Babilonesi fino a fare poi parte dell’impero Persiano. È una zona di confine come abbiamo visto e per questo, nel passato era una zona ambita, una zona di controllo dei traffici. Ora è una zona pericolosissima, ma gli archeologi non si perdono d’animo, sfidando la paura, sfidando cecchini, mine, rimangono lì a scavare, portando alla luce non solo reperti, ma importanti lezioni su cui si fondano le moderne tattiche di terrorismo dell’Isis. Lo scavo in questione è quello di un pozzo, per meglio dire un deposito, gli archeologi sono arrivati ad oltre 14 m di profondità, portando alla luce questo enorme contenitore in cui i conquistatori di volta in volta hanno nascosto tutto ciò che riguardava la civiltà precedente. Ecco allora il parallelo con le moderne opere dell’Isis, ci troviamo di fronte oggi come allora ad una specie di damnatio memoriae di intere culture, conquistare non basta: serve terrorizzare, sterminare, ridurre in schiavitù e soprattutto cancellare. Cancellare i simboli, le immagini, i linguaggi del nemico, questo è stato, da sempre, il metodo migliore per sconfiggere i popoli. Quando si riesce a cancellare la cultura, le tradizioni ed il nemico si trova senza identità, senza storia, allora c’è rassegnazione, allora c’è sottomissione. La storia di questo pozzo, creato per contenere tutto ciò che era prima, per nasconderlo a tutti, dimostra questo. La storia è fatta di corsi e ricorsi ed è importante conoscerla per prevenire, ma sembra anche farci capire che l’Isis che ha in scacco questi territori, la storia l’abbia studiata fin troppo bene.

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