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"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

ottobre 2016

Incontro bronteano:

Nella cornice della splendida libreria – bistrot “Tra le righe” a viale Gorizia a Roma, (la mia libreria preferita) si è tenuto ieri un incontro bronteano, un viaggio più che altro nella casa e nella vita della famiglia Brontë. Le bravissime Selene e Serena che curano questo splendido blog The Sisters’ Room, hanno parlato con passione interessando tutto l’uditorio, raccontandoci il loro viaggio ad Hawort e a Scarborough.

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Attraverso le foto del Brontë Parsonage Museum ci hanno fatto rivivere il clima ottocentesco e ci hanno portato all’interno della casa e della vita delle tre illustri scrittrici inglesi. Ci hanno raccontato aneddoti, tra cui il più bello è stato senza dubbio lo scoprire che i fratelli Brontë scrivessero su taccuini piccolissimi (della misura di un soldatino), con scrittura miniaturistica quasi a creare un codice segreto con cui si riuscissero a leggere solo tra di loro; ci hanno poi descritto le stanze della loro casa, la sala da pranzo in particolar modo ha  emozionato le due oratrici, che hanno poi parlato del rapporto tra le Brontë e la governante Tabitha, anzi più di una governante, più di semplice personale, la cara Tabby avrà un posto speciale soprattutto nella vita di Charlotte, che ho scoperto essere estremamente minuta. Dopo aver parlato della casa, il tour continua verso la brughiera con meravigliose foto che mostravano distese di erica in fiore.

La parte dell’incontro che più mi ha coinvolta è stata quella incentrata sulla figura di Anne Brontë, forse la meno conosciuta delle sorelle, autrice di Agnes Grey e La signora di Wildfell Hall. È stato analizzato il rapporto tra l’autrice e il mare. Lei sarà infatti l’unica sorella ad allontanarsi per qualche periodo dalla brughiera e dallo Yorkshire subendo il fascino del mare, infatti lei morirà a Scarborough e verrà seppellita lì lontano dal resto della famiglia, le foto della località ed il discorso su quanto Anne tenesse al mare sono state impreziosite dalla lettura, in lingua, di alcuni brani del romanzo Agnes Grey. Sempre a proposito di Anne si è poi parlato di come nonostante queste scrittrici siano famosissime, apprezzate, amate, le cose che le riguardano come le tombe, le stanze etc siano comunque semplicissime, ma soprattutto poco frequentate. Il paragone è stato fatto con le tombe di Shakespeare, Blake, quasi meta di pellegrinaggio perchè invece per il magnifico trio di scrittrici questo enorme interesse non c’è?

Questo incontro mi è piaciuto moltissimo, ha fatto capire anche l’importanza per chi studia, per chi è appassionato, di toccare con mano i posti e i luoghi che hanno ispirato gli autori che noi leggiamo: entrare nelle loro vite può far sicuramente capire meglio le loro opere o quantomeno può aiutarci a leggerle con una sensibilità maggiore. Io ho letto sia Agnes Grey di Anne, sia Jane Eyre ed Il professore di Charlotte che Cime Tempestose di Emily e questo incontro mi ha aiutato a vedere il tutto con occhi diversi, specie parlando delle ambientazioni: la nebbia, il mistero, la brughiera era ciò in cui vivevano e che hanno trasportato nei loro romanzi, ma sicuramente attraverso le foto e le documentazioni di Serena e Selene queste cose sono parse più reali. Spero che anche voi abbiate occasione di conoscere queste due studiose e di essere presenti ad un loro incontro perchè sanno come interessare e come far immergere i lettori nel mondo bronteano.

Complimenti ragazze!

 

Wishlist saggi e consigli richiesti.

Stavolta invece di darvi dei consigli di lettura, vorrei dei consigli da voi, spero che abbiate letto questi libri o che ne siate incuriositi come me, così magari capisco quale libro ha la priorità rispetto ad altri.

Iniziamo col dire che io adoro i libri che parlano di altri libri o che parlano di lettura e letteratura in generale e partirei proprio con quelli:

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Lezioni di letteratura russa di Vladimir Nabokov (Garzanti, 15 euro): si tratta della raccolta di appunti delle lezioni che Nabokov ha tenuto negli Usa nel 1941 e nel 1948. L’opera è divisa in capitoli in cui Nabokov parla dei grandi autori russi, visto che ultimamente ho letto qualche classico russo ed ora ho in lettura I fratelli Karamazov, vorrei approfondire.

Lezioni americane di Italo Calvino (Mondadori, 10, 50 euro): che invece raccoglie le lezioni che Calvino ha tenuto ad Harvard, i capitoli dell’opera di Calvino trattano invece delle caratteristiche della scrittura. (Potrebbero sembrare delle cose di una noia mortale, ma dopo aver letto Sei passeggiate nei boschi narrativi, libro di Eco che raccoglie ancora una volta lezioni americane, ed è uno dei libri più belli che io abbia mai letto).

Il mestiere di scrivere: Esercizi, lezioni, saggi di scrittura creativa (Super ET)
di Raymond Carver (Einaudi, 6,99 euro) : ancora si tratta di lezioni, appunti, note e consigli sullo scrivere che forse potrebbe risultare un po’ più pesante rispetto ai primi due.

La cosa più vicina alla vita. Lezioni sul nostro amore per i libri di James Wood (Mondadori, 17 euro): innanzitutto siamo di fronte ad uno dei grandi critici letterari che parla del suo amore per la lettura, quasi un’autobiografia e poi il titolo, non è meraviglioso?

Cosa resta della letteratura? di Harold Bloom (solo e – book 1,99 euro): anche qui siamo di fronte ad un autobiografia, Bloom parla del suo rapporto con gli editori, del rapporto con la fede ebraica, ma racconta anche dei suoi autori preferiti e degli autori a noi contemporanei prendendone di mira alcuni.

Menzogna romantica e verità romanzesca di Rene Girard (Bompiani, 9 euro): qui Girard altro critico letterario si concentra sui classici per trovare un modello comune nei romanzi, è senza dubbio più tecnico degli altri, ma pare non sia estremamente difficile.

Come leggere uno scrittore di John Freeman (Codice, 17 euro): questo è un libro che raccoglie la vita ed il meccanismo produttivo di più di 50 autori contemporanei, tra cui Roth, DeLillo, Murakami, Foer e spiega come nascono i romanzi, l’autore è il direttore della rivista “Granta” che ha scoperto tanti di questi autori.

L’arte del fumetto. Regole, tecniche e segreti dei grandi disegnatori di Will Eisner (Rizzoli, 22,02 euro): Eisner è uno dei maghi del fumetto e questa è la raccolta dei corsi tenuti alla School of Visual Arts di New York, si parla di come fare la sceneggiatura, come scrivere dialoghi ed ovviamente parla dei più grandi fumettisti, americani.

Centolettori (Einaudi, 19 euro): questa è una raccolta di schede, curata da Tommaso Munari, che raccoglie i pareri dei lettori grandissimi che hanno suggerito, scartato, giudicato tanti romanzi tra il 1941 ed il 1991.

Spero che alcuni di questi titoli v’incuriosiscano e che qualcuno di voi li abbia letti e possa dirmi che ne pensa, i link portano alla scheda amazon con cui sono affiliata ed i prezzi sono quelli del prodotto su amazon o sul sito de La Feltrinelli.

(Questo articolo è una specie di pilot, gli altri della serie saranno divisi in romanzi e fumetti, per cercare anche di fare ordine nel marasma di roba da comprare, se non vi interessa un nulla di quello che voglio, torno a scrivere solo recensioni, promesso. FATEMI SAPERE!)

Aspetto i vostri consigli!

Presentazioni e varie.

Questo martedì niente articolo su La Lettura perchè domenica non sono riuscita a passare in edicola, ma sono andata alla presentazione del nuovo libro di Sio e Tito Faraci: Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri edito da Feltrinelli al prezzo di 14,90 euro. Avevo già assistito ad una loro presentazione al Salone del libro di Torino e sono simpaticissimi, questo libro è simpaticissimo e un po’ particolare, si divide in due parti: nelle pagine a sinistra abbiamo le sceneggiature e a destra i disegni. Ecco il video fatto dai due per presentare il libro buffo: Il disegnatore che non capiva un cavolo.

Leggeteli, guardate i video di Sio e se potete recuperate anche i vari lavori che i due hanno fatto per Topolino, sono tutti da morire dal ridere: ironia e nonsense la fanno da padrone e li adorano tutti, specialmente i bambini.

La recensione arriverà presto e ne parleremo più approfonditamente, nel frattempo ecco il mio cane magico:

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Per chi si trovasse a Roma anche di passaggio in questi giorni consiglio una passeggiata ad una bellissima libreria la mia preferita, Tra le righe a viale Gorizia: è una libreria, bistrot indipendente non grandissima, ma molto fornita ci vado almeno una volta a settimana anche solo per bere il tè tra i libri. Inoltre organizza sempre tantissime iniziative, segnalo a proposito l’evento di sabato 29 sulle sorelle Bronte in cui interverranno Selene e Serena di The sisters’ room (blog bellissimo a cui vi invito di dare un’occhiata), se non avete nulla da fare venite a sentire l’incontro davanti ad una buona tazza di tè.

Dopo il 29, il prossimo evento che mi interessa tantissimo è il 5 novembre, alla fumetteria Forbidden Planet in cui ci sarà l’incontro con Giacomo Bevilacqua autore di “A panda piace” e de “Il suono del mondo a memoria“, ovviamente ci sarà anche a Lucca per i fortunelli che riescono ad andarci, ma visto che io non posso attendo con ansia il 5.

Se abitate a Roma o capitate qui in questi giorni, fatemi sapere!

 

ORFANI: Juric. IL FIORE DEL MALE

Il primo numero della nuova stagione di Orfani serie a colori della Bonelli (che se non avete ancora letto, cercate di recuperare visto che dal 28 ottobre verrà riproposta la serie con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport) è uscito il 15 ottobre.

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La miniserie sceneggiata da Roberto Recchioni e Paola Barbato, solo 3 numeri, torna molto indietro cronologicamente e narra della storia di Jsana Juric la cattiva della serie. Il primo numero: Il fiore del male, si concentra sull’infanzia e sull’adolescenza della futura dottoressa, scavando nella vita segretissima della Juric tramite la figura di Emile Bogdan suo biografo. La narrazione è molto densa, la storia della piccola Jsana si apre con una strage di formiche e lei sta lì intenta a guardarle bruciare e già ci troviamo di fronte ad un campanello d’allarme: Jsana non è una bambina come tutte le altre e al di là del trauma che sicuramente inciderà tantissimo sul suo carattere, sembra che abbia una cattiveria innata, ma soprattutto non sembra essere in grado di provare compassione, pena, un qualche sentimento positivo.

Oltre alla piccola Jsana emerge un altro personaggio Sandor Kozma il padre adottivo, personaggio che nel corso del fumetto cambia radicalmente passando da “dominatore”, che costringe Jsana ad assurde penitenze e privazioni a cui la bambina dimostra affetto, smisurato affetto tanto che poi Kozma diventa completamente dominato, soggiogato da Jsana (tanto da chiamarla “Mia Signora”) che si rivela essere una manipolatrice perfetta già da ragazzina.

Tra frasi ad effetto come: “Quei bambini puzzano. Sanno di guerra non li voglio toccare” e le bellissime tavole disegnate da Accardi e De Angelis si snoda questa narrazione a tratti disturbante e Jsana cresce sviluppando la sua capacità di osservazione pari a quella dello Sherlock di Cumberbatch e dimostra di essere una donna capace di qualsiasi cosa per ottenere ciò che vuole, scoprendo di poter manipolare gli uomini grazie al suo corpo e lasciando scoprire anche a Kozma quanto è disposta a dare per arrivare dove vuole. Le scene più tragiche come la strage iniziale e la scoperta di Kozma di aver praticamente contribuito a creare un mostro, decretando il suo fallimento come padre, hanno tutte una scala cromatica di rossi che rendono perfettamente il senso drammatico e sottolineano la situazione cruenta in cui ci si trova pur non disegnandola esplicitamente.

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La storia della Juric è estremamente accattivante e queste 98 pagine sono ricchissime quindi merita assolutamente di essere letto. Almeno questo primo numero è staccato dal contesto precedente, sembrerebbe uno spin – off, si lega al presente del resto della saga solo nel prologo e nell’epilogo, però si lega alla nostra attualità narrando di profughi, di sopravvissuti praticamente del nostro presente.

Il volume costa 4,50€ e il 15 novembre esce il secondo numero: Storia di una principessa.

Rimpianti lettari ed Hopper, La Lettura #8

A pag. 13 de La Lettura questa settimana c’è un articolo veramente bellissimo: “Si dice rimpianto ma è libertà di scegliere” di Ilaria Gaspari, in questo articolo viene analizzato il rimpianto e la difficoltà di prendere decisioni portando come esempio Amleto di Shakespeare, Kierkegaard ed Eveline di Joyce. Tutti fanno scelte che sacrificano l’amore. E Amleto e Kierkegaard non solo sacrificano l’amore, ma portano le loro donne ad odiarli quasi per avere una giustificazione alle loro scelte. In quell’odio che pilotano c’è tutto il loro amore. Non basta lasciare le promesse spose, non basta fare questa scelta così sofferente, l’uomo per vendicare il padre, l’altro per amor di sapienza, no. Superare il distacco, la divisione, quella decisione sarebbe stato più facile per le loro donne se li avessero odiati ed allora la scelta non è solo quella di sacrificare il proprio amore, ma di sacrificare anche il ricordo dell’amore nell’altra persona, per tutelarla se così si può dire. Quanto hanno pesato queste scelte sulle spalle di questi personaggi? Quanto hanno pensato a quello che stavano facendo, al rimpianto che ne sarebbe causato? Almeno la loro scelta ha portato ad un qualcosa, era mossa dal desiderio di cambiamento, di azione, ma cosa dire di Eveline? Lei l’amore lo lascia andare, lo lascia partire solo, senza odio, senza rabbia, senza sentimento, ma per avere una vita migliore? Per affrontare qualcosa di diverso? No. Eveline rimane ancorata alla sua situazione familiare, situazione che aveva reso prigioniera la madre e poi anche lei. Il sacrificio di Eveline qui non è solo quello dell’amore, il suo sacrificio è totalizzante: Eveline non deve vendicarsi, non deve dedicarsi agli studi, Eveline sa già come andrà a finire, ha l’esempio di sua madre, che ha sempre cercato di non seguire, ma poi alla fine non riesce a reagire e la situazione stessa la fagocita.

Secondo il mio modesto parere, Eveline è quella che ha avuto più rimpianti proprio perché la sua vita e la sua scelta non hanno portato a cambiamenti ed il suo sacrificio è stato praticamente vano, fortunatamente non ho dovuto prendere decisioni così importanti e chissà: vincerà il cuore o la razionalità.

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Nella sezione Sguardi de La Lettura di questa settimana si parla di Hopper (1882 – 1967) pittore americano in mostra a Roma al Complesso del Vittoriano fino al 12 febbraio. Questo pittore si definisce “Impressionista, forse nella semplificazione: per me l’impressionismo era l’impressione immediata.” Impressione come attimo, come momento, i dipinti di Hopper sono infatti molto fotografici, vanno ad immortalare situazioni precise da cui prendono vita i personaggi. La pittura di Hopper non è solamente paesaggistica ma può essere definita quasi narrativa, si delineano infatti personaggi precisi: uomini raffinati e misteriosi e donne sensualissime e formose. Queste istantanee hanno condizionato anche il cinema, diventando ovviamente ispiratori di altri artisti e fotografi. Chi si dovesse trovare a Roma in questo periodo può farci un pensierino, in fondo è una zona turistica ed è facile capitarci, appena ci andrò vi farò comunque sapere.

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Il ritorno dell’esorcismo ed il pozzo della civiltà in Siria, La Lettura #7

Nella scorsa puntata, abbiamo parlato di dolore e di effetto placebo, continuiamo su questa linea anche oggi, parlando però di tutto questo in un ambito un po’ diverso: l’esorcismo. A pag. 7, nella sezione Orizzonti, Andrea Nicolotti ci parla di come oggi viene inteso l’esorcismo e di come lo intende la stessa chiesa, nell’articolo intitolato: “Possessione o psicosi? Ritornano gli esorcisti.” Innanzitutto bisogna dare un’occhiata ai dati, che vedono gli italiani molto spesso coinvolti in situazioni di possessione, specie le donne, specie del Sud. Questo dato può essere facilmente spiegato non solo, come afferma il giornalista, con il fatto che il fenomeno della possessione sia molto radicato nella realtà del cattolicesimo e possiamo dire che le donne meridionali siano molto più credenti, ma credo che una spiegazione a questi dati derivi anche dalla tradizione meridionale che si lega al fenomeno del tarantismo in cui si parla comunque di una possessione legata anche a fattori religiosi, non solo certamente al morso della tarantola, quindi penso che la percentuale alta di possedute sia anche legata a questo fenomeno che è presente solamente nel Sud Italia. Detto questo quello che mi ha fatto più pensare di questo articolo è la pseudo – giustificazione di papa Francesco all’esorcismo, dice infatti che il diavolo esiste e che deve essere combattuto, facendo attenzione a “localizzarlo” e a non confonderlo (come era avvenuto in passato) con la psicosi o malattie che devono essere curate in altro modo. La cura, l’esorcismo in sé è praticato da personale specializzato che però non sempre ha l’accortezza di definire e limitare il proprio campo d’azione, sentendosi in dovere di partecipare laddove ci sia bisogno di un medico. In realtà l’efficacia terapeutica sarebbe tutta da attribuire alla condizione mentale del paziente: l’esito sarebbe frutto di autosuggestione o di effetto placebo, “l’efficacia del rimedio sta nel fatto che l’esorcismo agli occhi di chi si sente indemoniato, può sembrare l’unica terapia percorribile”. A condizionare poi i posseduti c’è tutto l’apparato cristiano su demoni, diavoli e le stesse storie di guarigione e di esorcismo legate alla figura di Cristo. Secondo me, la possessione è legata a disturbi psichici e credo che proprio per questo dovrebbe essere curata solo da chi di dovere, non da un prete e, proprio per questo, dare ancora più fondamento a questa pratica può essere solo dannoso per il posseduto che non riuscirà a risolvere il suo problema con riti e preghiere, ma il problema sembra essere molto più complicato del previsto visto che la chiesa stessa “certifica” l’esistenza delle possessioni demoniache e le sette vogliono vedere riconosciuta e legittimata la loro religione, staremo a vedere.

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Cambiamo totalmente argomento ed andiamo in Siria, non per parlare della guerra attuale, ma per parlare più che altro di corsi e ricorsi storici. A pag. 46 troviamo una chiacchierata di Lorenzo Cremonesi con Nicolò Marchetti capo missione della ricerca archeologica a Karkemish. Karmemish è una città che si trova sulle sponde dell’Eufrate al confine tra Siria e Turchia. Dal punto di vista archeologico è una zona densissima di reperti, qui si sono succedute tantissime culture, prima gli Ittiti, poi gli Assiri, poi i Babilonesi fino a fare poi parte dell’impero Persiano. È una zona di confine come abbiamo visto e per questo, nel passato era una zona ambita, una zona di controllo dei traffici. Ora è una zona pericolosissima, ma gli archeologi non si perdono d’animo, sfidando la paura, sfidando cecchini, mine, rimangono lì a scavare, portando alla luce non solo reperti, ma importanti lezioni su cui si fondano le moderne tattiche di terrorismo dell’Isis. Lo scavo in questione è quello di un pozzo, per meglio dire un deposito, gli archeologi sono arrivati ad oltre 14 m di profondità, portando alla luce questo enorme contenitore in cui i conquistatori di volta in volta hanno nascosto tutto ciò che riguardava la civiltà precedente. Ecco allora il parallelo con le moderne opere dell’Isis, ci troviamo di fronte oggi come allora ad una specie di damnatio memoriae di intere culture, conquistare non basta: serve terrorizzare, sterminare, ridurre in schiavitù e soprattutto cancellare. Cancellare i simboli, le immagini, i linguaggi del nemico, questo è stato, da sempre, il metodo migliore per sconfiggere i popoli. Quando si riesce a cancellare la cultura, le tradizioni ed il nemico si trova senza identità, senza storia, allora c’è rassegnazione, allora c’è sottomissione. La storia di questo pozzo, creato per contenere tutto ciò che era prima, per nasconderlo a tutti, dimostra questo. La storia è fatta di corsi e ricorsi ed è importante conoscerla per prevenire, ma sembra anche farci capire che l’Isis che ha in scacco questi territori, la storia l’abbia studiata fin troppo bene.

Il suono del mondo a memoria – Giacomo Bevilacqua

Il suono del mondo a memoria è una graphic novel edita da Bao Publishing al prezzo di 21 euro

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Giacomo Bevilacqua è famoso per “A panda piace” che è carinissimo e supersimpatico e non sapevo cosa aspettarmi da questo fumetto, che ho scoperto essere totalmente diverso.

La storia del protagonista, Sam, si rivela solo alle ultime pagine ed inizialmente infatti ho avuto qualche “problema” di interpretazione con lui. La trama è incentrata su una sfida che Sam, fotografo e giornalista, deve fare e documentare, nella sua città preferita: New York. Ora non vi dico nulla sulla sfida, ma posso invece parlarvi dell’importanza che ha New York nella storia. New York è gli dava la sensazione di “stare vivendo esattamente dove tutte le cose accadono perchè sono destinate ad accadere” e ancora “New York avrebbe potuto influire sulle traiettorie di vita di ogni singolo individuo” ma soprattutto “Il dolore gli aveva rubato già diversi mesi, quando aveva preso la decisione di andarsene. Perchè ogni volta che si trovava a dover fare i conti con il dolore, c’era una sola cosa che Sam, riusciva a fare con estrema tranquillità: la valigia per New York” quindi è l’unica città al mondo in cui Sam potrebbe recitare la sua storia.

È una graphic novel molto profonda, quello che è il motivo del voler scappare a New York, il motivo dell’iniziare questa strana sfida e il motivo per cui nella mente di Sam risuona sempre la stessa canzone è veramente triste, ma viene sbattuto in faccia al lettore all’improvviso e questo è il bello di questo fumetto, le persone, i fatti vengono rivelati all’improvviso. Ed è all’improvviso che Joan entrerà nella vita di Sam, lui manco se n’era accorto che era in ogni luogo in cui c’era lui e che poteva fare quello che nessun altro avrebbe mai potuto.

È una storia straordinaria ma solo alla fine, dopo alcune rivelazioni, si entra in empatia con Sam che all’inizio mi è parso un personaggio veramente strano, la sua sfida poi: una pazzia.

Le tavole, i colori (è anche la prima esperienza coloristica di Bevilacqua) sono straordinarie ugualmente, il mese in cui è ambientata la storia è Novembre ed aprendo il libro si respira autunno. È una graphic novel molto riflessiva, la voce narrante è quella di Sam ma c’è una specie di narratore esterno che poi diventa interno. In alcuni pezzi scompaiono i balloons (che non hanno la forma comune, perchè non si tratta di veri e propri dialoghi, ma più di didascalie), Sam rimane anche “graficamente solo”, le pagine si scuriscono e troviamo un’unica immagine con una didascalia, una cartolina, una foto con l’appunto, con le riflessioni di Sam che immortalano l’attimo.

La trama, i personaggi, le tavole, i colori, sono tutti bellissimi, ma la cosa che mi è piaciuta di più è lo stile e la delicatezza con cui l’autore ha trasposto i sentimenti sulle pagine. Non si tratta di un fumetto umoristico anzi, la storia tocca corde intime, delicate ed è molto intensa, c’è il dramma, la sfida, l’amore, l’incomunicabilità, varie difficoltà. Nonostante ci sia qualcosa di magico nella storia è tutto estremamente realistico e devo ammettere di essermi anche commossa (cosa che non succede quasi mai). Già la dedica alla prima pagina dice tutto: non c’è niente di mieloso e sdolcinato, c’è la giusta dose di romanticismo.

Senza spoilerarvi la trama non so più che dirvi, è un fumetto che dovete scoprire da soli come ho fatto io, un fumetto che merita!

Il dolore, La Lettura #6

A pag. 8 nella sezione Orizzonti de La Lettura di questa settimana si parla di Dolore. Il dolore come qualcosa di cui liberarsi e come farlo? La prima parte dell’articolo di Giuseppe Remuzzi fa una sintesi della “storia” del dolore e dei suoi sintomi, si parte con le popolazioni precolombiane per poi avvicinarci alle civiltà superiori mediterranee in cui il dolore era attribuito a demoni, divinità, spiriti tutto aveva però una sola cura: l’oppio. Solo con Ippocrate si giunge alla conclusione che il dolore non è causato da forze sovrannaturali e che può anche essere positivo: permette di localizzare il male, di curarlo, come? Con l’oppio è ovvio. Il corpo riesce a sintetizzare i nostri oppiacei per difendersi naturalmente dal dolore ed è per questo che l’oppio è così usato nella terapia, la morfina infatti è nata studiando le conseguenze che l’oppio ha sulla cura del dolore, non si parla però solo di storia nell’articolo, ma anche e soprattutto di futuro e progresso. La medicina sta cercando in tutti i modi di localizzare il dolore in modo preciso per poterlo curare al meglio, ci sono studi in corso sui suoi geni, sulle zone del cervello che lo recepiscono e lo controllano, ma si parla anche di effetto placebo: “Quando si inietta un placebo, il cervello si organizza per rilasciare oppiacei endogeni di cui fanno parte le endorfine, che si legano ai recettori nelle aree del cervello coinvolte per provare dolore.” Si parla quindi di terapie placebo prima delle terapie vere e proprie, dando ovviamente al paziente tutte le informazioni necessarie per capire cosa sta prendendo e perché, rendendolo così più consapevole del ruolo della propria mente in merito alla percezione ed al controllo del dolore. L’articolo termina con una nota di umanità e con l’appello a rendere l’alleviamento del dolore una parte dei diritti umani. Non è giusto che alcune persone, solo perché più povere o abitanti di territori svantaggiati debbano soffrire così, dovrebbe essere preoccupazione della società in toto curare il dolore.

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Rimanendo sul tema del dolore, mi scuso per la scelta dell’argomento particolarmente gioviale, voliamo a pag. 12 dove Ranieri Polese scrive di Walt Disney. I cartoni Disney hanno appassionato tanti bambini ed anche tanti adulti, tutte le storie con lieto fine hanno creato un mondo parallelo al nostro in cui il messaggio principale ed uno dei pensieri cardini del sig. Disney è quello che la felicità possa arrivare per tutti, l’importante è seguire i propri sogni con forza e allora che c’entra tutto questo col dolore? C’entra, perché l’articolo si focalizza sulla sofferenza di Walt Disney e sulla sua predilezione di portare sulle scene personaggi orfani. Biancaneve, Bambi, Cenerentola, Dumbo sono tutti orfani, tutti a loro modo rappresentano il grande turbamento di Walt Disney. Secondo alcune teorie Walt non era il figlio naturale di Flora ed Elias, secondo altre lo era, ma il suo trauma deriva dalla perdita prematura della madre, morta per una fuga di gas all’interno della casa che  le era stata regalata dal figlio. Questo senso di colpa, questa ferita sempre aperta viene sottolineata in alcuni capolavori dell’animazione, in Dumbo in cui la madre deve subire l’allontanamento del figlio, ma soprattutto in Bambi. La scena della morte della madre, così improvvisa e shoccante ha traumatizzato tantissimi bambini, io sono rimasta esente da questa cosa, ma non scorderò mai i pianti di mia sorella per quella scena: la disperazione fatta persona. Ed ecco che anche nelle fiabe bellissime e ricche di speranza irrompe la sofferenza e la tragicità della vita di un uomo che però ha saputo risollevarsi e portare gioia nei cuori di tantissime famiglie.

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