Siamo al quinto appuntamento con il commento dei due articoli de La Lettura, inserto settimanale de Il Corriere della sera.

Leonardo Caffo intervista De Waal, “Siamo così intelligenti da capire l’intelligenza degli animali?” ed etologo, a pag 11 de La Lettura di questa domenica.

Un articolo bellissimo che ci fa capire come l’uomo si rapporta agli animali, giudicando non l’animale per quello che è, ma basandosi sulla conoscenza umana. Si parla di antropocentrismo applicato alla conoscenza degli animali, cosa assolutamente non giusta. Il cervello dei mammiferi, spiega lo studioso, è simile e anche gli animali hanno percezione di sé, del futuro, hanno memoria, il problema è che l’uomo tende ad oscurare quei comportamenti animali che non riesce a fare. De Waal porta l’esempio infatti dell’ecolocalizzazione: la capacità dei pipistrelli di individuare gli insetti nel buio, questa capacità non viene considerata minimamente dagli esseri umani perché non abbiamo nulla nelle nostre dotazioni cognitive a cui paragonarla, questo comportamento umano è diffuso e normale, ma si sta diradando. Le scoperte in campo scientifico stanno facendo prendere coscienza all’uomo della complessità dell’intelligenza e dell’organismo animale e sta anche facendo fare progressi alla conoscenza del cervello e della cognizione umana. Il messaggio di questo libro e di tutta l’intervista non è solamente quello di dare una dignità al cervello animale, ma soprattutto quello di insegnare agli uomini a rapportarsi con qualcosa di diverso da loro, cercando di riconoscerne tutte le capacità e l’importanza, non giudicando solo perché diverso. L’articolo si chiude con una domanda e una riposta:

“Un polpo può essere più intelligente di me?”

“No. Non lo so ancora.”

 

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Parlando di diversità e anche di civiltà e buon senso, un piccolo trafiletto di Anna Momigliano dal titolo “I luoghi comuni non mentono” nella sezione Tesi ci illumina sul fatto che alcuni stereotipi, come quello che vede l’universo femminile un po’ dalla lacrima facile o invece gli uomini più violenti, sono veri. È giusto studiare lo stereotipo, il luogo comune, è giusto in alcuni casi affidarsi ad esso, ma solo in alcuni casi e quando questo non implica delle ripercussioni, per esempio non si può arrestare un uomo, solo perché uomo e quindi violento. Studiare gli stereotipi può essere quindi interessante, ma bisogna stare sempre attenti a non generalizzare. È Lee Jussim, studioso di psicologia sociale che parla degli stereotipi e di come, per esserci e per il fatto che esistano ci dev’essere un piccolo fondo di verità, alla fine i luoghi comuni non sono altro che una registrazione di quello che l’uomo vede in relazione ad un determinato gruppo, sono tendenze, sono tradizioni, ma non devono essere cause e fondamento di atteggiamenti razzisti, perchè il luogo comune, anche se studiato ed accertato non riguarda mai la totalità completa, ma sempre e solo una parte, quindi MAI GENERALIZZARE ED AVERE PREGIUDIZI.

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