No, non mi sono dimenticata, solo che non ho avuto neanche il tempo di leggere l’inserto fino ad ora. Stavolta invece di commentare due articoli, vi parlerò di uno solo, ma vi lascerò le foto del bellissimo lavoro che accompagna l’articolo di Cecilia Bressanelli  in cui vengono ordinati ed elencati tutti gli incantesimi e tutti gli animali fantastici apparsi nei libri di Harry Potter. Inutile dire che l’articolo parla del nuovo libro di HP, mantenendosi molto neutrale su come etichettarlo: spin off, sequel o semplicemente una sottospecie di fanfiction? Visto che sul blog ne abbiamo già parlato qui (Le fiabe di Beda il bardo – J. K. Rowling) conoscete la mia opinione e non vorrei tediarvi oltre. Però questo lavoro bellissimo merita di essere diffuso!

 

Veniamo a noi, anche per stavolta l’articolo che mi ha interessato di più fa parte della sezione “Sguardi” ed è di Franco Farinelli. Il quesito che pone l’articolo è quello di trovare nel quadro di Vermeer “La veduta di Delft” il “piccolo lembo di muro giallo con tettoia, piccolo lembo di muro giallo” davanti al quale muore Bergotte, uno dei personaggi di Proust nella sua Recherche. Le ipotesi sono tre, tre sono infatti i muri gialli nel dipinto ora io non penso che trovare la soluzione a questa cosa sia d’importanza vitale, anche perché non sapremo mai a quale lembo di muro si riferisse Proust, non è del muro giallo che voglio infatti parlarvi, ma della seconda parte dell’articolo, dove si illustra una nuova rappresentazione della città portata avanti proprio da Vermeer. Se prima di Vermeer la città è viva, le case dipinte come avessero gli occhi, le facce, come se fossero personificate, come se la città potesse esprimere la varietà umana che contiene dopo questo dipinto cambia qualcosa. Le case, gli edifici, perdono la loro faccia, la loro anima, sono oggetti, diventano oggetti e devono essere separati dall’essere. La morte di Bergotte proprio in contemplazione di questo quadro andrebbe proprio a sottolineare la morte di un mondo che faceva un tutt’uno tra oggetti e anima, c’è la consapevolezza che le cose non hanno nulla di spirituale e attraverso la morte avviene proprio la separazione del complesso vitale a cui si pensava che tutto appartenesse.

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Ora secondo me questa cosa delle facciate delle case e della visione oggetivista del paesaggio deve essere spiegata ai costruttori, perché non sono al passo con i tempi. Almeno dove abito io, tutte le case hanno le facce e così non va, bisognerebbe fargli fare un corso di aggiornamento.

(Il libro da cui l’articolo prende spunto è: Proust e Vermeer. Apologia dell’imprecisione di Lorenzo Renzi).

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