Cerca

tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

settembre 2016

Va tutto bene, Alberto Madrigal.

Va tutto bene è la seconda graphic novel di Alberto Madrigal, edita da Bao Publishing al prezzo di 16 euro.

La storia ruota intorno a Sara, Daniel ed Eva, ma soprattutto intorno ai loro problemi, comunissimi problemi che tutti i ragazzi affrontano oggi. Sara è alle prese con i suoi progetti, le sue idee, sempre varie, sempre originali, ma che non riesce mai ad attuare ed anche se ci riesce mantenere le promesse e gli impegni si rivela molto più dura di quello che poteva sembrare. Poi ci sono Daniel ed Eva che vogliono crearsi una famiglia, ma i problemi non risparmieranno neanche loro. È una storia quotidiana, bella.

Va tutto bene - cover audace.jpg

È una graphic novel piena di silenzi, i dialoghi parlano molto poco, sono le immagini a mandare avanti la narrazione, è un fumetto abbastanza breve e l’ho letto molto velocemente. Le tavole mi sono piaciute molto, i colori sono neutri ed opachi a sottolineare quasi l’atmosfera malinconica, preoccupata che si respira per tutta la storia. Ho apprezzato soprattutto i paesaggi metropolitani, che possono essere quelli di qualsiasi città.

USDM-E3-02.jpg

Si respira un’aria carica di tensione e di malinconia in questo fumetto, ma alla fine pare ci sia una sorta di scintilla di speranza, non proprio un lieto fine, ma quasi. L’ho trovato un lavoro realistico, e un quadro fin troppo dettagliato della realtà in cui viviamo.

L’intelligenza animale ed i luoghi comuni, La Lettura #5

Siamo al quinto appuntamento con il commento dei due articoli de La Lettura, inserto settimanale de Il Corriere della sera.

Leonardo Caffo intervista De Waal, “Siamo così intelligenti da capire l’intelligenza degli animali?” ed etologo, a pag 11 de La Lettura di questa domenica.

Un articolo bellissimo che ci fa capire come l’uomo si rapporta agli animali, giudicando non l’animale per quello che è, ma basandosi sulla conoscenza umana. Si parla di antropocentrismo applicato alla conoscenza degli animali, cosa assolutamente non giusta. Il cervello dei mammiferi, spiega lo studioso, è simile e anche gli animali hanno percezione di sé, del futuro, hanno memoria, il problema è che l’uomo tende ad oscurare quei comportamenti animali che non riesce a fare. De Waal porta l’esempio infatti dell’ecolocalizzazione: la capacità dei pipistrelli di individuare gli insetti nel buio, questa capacità non viene considerata minimamente dagli esseri umani perché non abbiamo nulla nelle nostre dotazioni cognitive a cui paragonarla, questo comportamento umano è diffuso e normale, ma si sta diradando. Le scoperte in campo scientifico stanno facendo prendere coscienza all’uomo della complessità dell’intelligenza e dell’organismo animale e sta anche facendo fare progressi alla conoscenza del cervello e della cognizione umana. Il messaggio di questo libro e di tutta l’intervista non è solamente quello di dare una dignità al cervello animale, ma soprattutto quello di insegnare agli uomini a rapportarsi con qualcosa di diverso da loro, cercando di riconoscerne tutte le capacità e l’importanza, non giudicando solo perché diverso. L’articolo si chiude con una domanda e una riposta:

“Un polpo può essere più intelligente di me?”

“No. Non lo so ancora.”

 

14479750_1170276409699343_8496662526863780143_n.jpg

Parlando di diversità e anche di civiltà e buon senso, un piccolo trafiletto di Anna Momigliano dal titolo “I luoghi comuni non mentono” nella sezione Tesi ci illumina sul fatto che alcuni stereotipi, come quello che vede l’universo femminile un po’ dalla lacrima facile o invece gli uomini più violenti, sono veri. È giusto studiare lo stereotipo, il luogo comune, è giusto in alcuni casi affidarsi ad esso, ma solo in alcuni casi e quando questo non implica delle ripercussioni, per esempio non si può arrestare un uomo, solo perché uomo e quindi violento. Studiare gli stereotipi può essere quindi interessante, ma bisogna stare sempre attenti a non generalizzare. È Lee Jussim, studioso di psicologia sociale che parla degli stereotipi e di come, per esserci e per il fatto che esistano ci dev’essere un piccolo fondo di verità, alla fine i luoghi comuni non sono altro che una registrazione di quello che l’uomo vede in relazione ad un determinato gruppo, sono tendenze, sono tradizioni, ma non devono essere cause e fondamento di atteggiamenti razzisti, perchè il luogo comune, anche se studiato ed accertato non riguarda mai la totalità completa, ma sempre e solo una parte, quindi MAI GENERALIZZARE ED AVERE PREGIUDIZI.

Il porto proibito

Il porto proibito è un capolavoro, edito da Bao Publishing di Teresa Radice e Stefano Turconi che costa 21 euro, ma ora è ancora in promozione, lo trovate scontato al 25%!

image_book (1).jpg

È la graphic novel più bella che abbia mai letto. Adoro le tavole, i disegni sono meravigliosi, il tratto delicatissimo quasi tutto il fumetto fosse uno schizzo, anche dal disegno c’è qualcosa di nebbioso ed indefinito, misterioso.

La trama mi ha colpita molto, è avvincente, non banale. Siamo nei primi anni dell’800, solchiamo i mari insieme alle navi reali, dove troviamo Abel, che sembra non avere un passato, la cui vita s’intreccerà con le sorelle Stevenson (figlie di un traditore), ma soprattutto con Rebecca, senza passato anche lei, che lo inizierà ad una nuova vita, e gli farà prendere coscienza di ciò che è diventato.

La trama è fitta, densa di avvenimenti, colpi di scena, ricordi, rivelazioni, ma soprattutto affetto. C’è anche l’amore, ma è soprattutto l’affetto che viene fuori, l’affetto tra sorelle, tra padre e figlie, tra padre e figlio, si formano famiglie diverse in questa graphic novel e si dà tanta importanza alla paternità, alla maternità. L’amore verso i propri figli, o anche verso figli acquisiti che è così forte da sovrastare le proprie passioni, la propria carriera.

E poi sullo sfondo, il porto proibito, che come una calamita attira chi ha avuto una seconda possibilità dalla morte. Come un paradiso, che raccoglie le anime che non hanno più conti in sospeso, che hanno terminato le loro missioni.

È una storia bellissima, ma soprattutto è un libro colto, si vede l’enorme studio che c’è dietro ad ogni termine, tutto il lessico marinaresco e poi le canzoni da marinaio, le ballate, le citazioni dei grandi poeti inglesi. Così giusto a titolo informativo vi lascio la pagina con l’elenco dei testi citati:

14269501_10207826679040475_1344078838_n.jpg

 

Una lettura piacevolissima accompagnata da disegni superbi, che ci trasporta in un mondo lontano, ma realistico, che ci accompagna a scoprire una storia emozionante navigando tra la grande letteratura. Questo lo dovete comprare PER FORZA.

L’atlante letterario e la slow tv, LA LETTURA #4

A pag. 15 de La Lettura di questa settimana n• 251, ho scoperto che i licei di Roma prima e poi altri nelle varie regioni italiane, hanno creato un archivio che permetta agli studenti di avvicinarsi alla letteratura del ‘900 e alla letteratura contemporanea. Questo ATLANTE DIGITALE DEL ‘900 LETTERARIO, progetto di sperimentazione didattica, si propone di far scoprire agli studenti quella parte di letteratura che non rientra nei programmi scolastici. Il tutto è realizzato dagli studenti. Questo sito che vuole essere uno strumento più ricco di Wikipedia, consultabile all’indirizzo anovecento.net si compone di varie sezioni:

·       L’elenco alfabetico degli autori

·       900Ciak, dove vengono rilette opere ed autori attraverso lavori multimediali

·       900Scatti nasce invece dalla collaborazione con il fotografo Paolo Di Paolo

Questo progetto inoltre è ricco di riflessioni e recensioni fatte dagli stessi studenti, attraverso collaborazioni con varie case editrici che tengono le scolaresche informate sulle nuove uscite. Queste collaborazioni sono molto importanti, perché coinvolgono gli studenti nel mondo della cultura, della lettura, mondo dal quale sono sempre più esclusi. Carlo Albarello, ideatore di questo progetto dice infatti che tutto ciò serve a far prendere consapevolezza ai ragazzi del mondo e della società in cui si trovano, che non può ancorarsi ad una letteratura astrusa, senza cercare di interpretarla attraverso le opere contemporanee. Inoltre gli studenti si trovano a vivere in un mondo estremamente ricco di informazioni, immagini, testi in cui è difficile orientarsi e per i ragazzi la soluzione migliore è non leggere, non informarsi. Per questo l’atlante diventa utilissimo, i ragazzi riescono a capire la realtà culturale di cui fanno parte ed inserirsi in essa attraverso questo pratico strumento. Voi che ne pensate, secondo voi è una buona idea inserire attraverso questo progetto il mondo letterario contemporaneo nelle scuole, oppure sarebbero meglio altri metodi?

14390867_1164675900259394_2213950619535458127_n.jpg

Nella sezione Maschera, a pag. 35 invece, Aldo Grasso ci presenta un nuovo modo di fare televisione: la slow tv. Lo spunto per l’articolo deriva dal fatto che il colosso Netflix che ci ha abituato a serie fantastiche (di alcune ve ne parlo qui: Stranger Things – NetflixMarco Polo – Netflix ) proporrà un format norvegese: riprese lunghissime di legna che arde, dell’aurora boreale oppure della traversata verso il sole di mezzanotte di una nave da crociera, si parla di ben 8040 minuti. La televisione norvegese ha mandato molto spesso in onda questo tipo di programmi, accompagnate da melodie scelte appositamente, letture di poesie, della costituzione, di salmi. Questo particolare tipo di programma in Norvegia sembra funzionare molto, il fatto che Netflix voglia riproporlo anche nelle tv americane e nostrane (nonostante non sia la primissima volta, pare infatti che anche in America le riprese molto lunghe del focolare vadano, specie nel periodo natalizio) è sintomo che sta avvenendo o dovrà arrivare una nuova era della tv, con qualcosa che non tenga attaccati allo schermo, ma che crei accompagnamento, sottofondo, che ricrei un’atmosfera familiare un focolare appunto.

Ora io non so se è semplicemente un esperimento quasi sociologico o la creazione di un vero e proprio nuovo modo di fare tv, staremo a vedere.

Voi pensate che la slow tv possa rivoluzionare il mondo frenetico in cui viviamo? Potrebbero interessarvi e incollarvi allo schermo programmi del genere?

Jess Arsmstrong e la bolla ambientale, LA LETTURA #3

Nella sezione dedicata al festival Pordenonelegge a pag. 14 troviamo l’intervista di Cristina Taglietti a Jess Armstrong commediografo inglese che ha scritto il suo primo romanzo: Amore, sesso e altre questioni di politica estera edito da Fazi per 16 euro (ora in promozione del 25%).

Il libro parla della guerra a Sarajevo intorno al 1994. È una storia d’amore e anche di speranza, in cui i protagonisti Andrew e Penny con altri amici, vogliono salvare la città e portare la pace affidandosi all’arte, al messaggio che essa riesce a mandare attraverso uno spettacolo teatrale. L’autore parla di Andrew come un cliché, il giovane speranzoso nella bontà della terra, nel potere dell’amore che si trova sempre, in tempo di guerra e di rivoluzione, ma nonostante questo si tratta di qualcuno che è disposto a fare qualcosa, a lottare nel suo piccolo per portare benessere in un paese distrutto. Si parla di qualcuno che agisce e che non sta con le mani in mano “a compiacersi della propria sapienza senza alzare un dito”. Armstrong che prima di questo romanzo ha scritto commedie incentrate sulla satira politica, parla anche di come è difficile scrivere un romanzo e parlare degli avvenimenti attuali. Il segreto dice, è lasciar maturare le situazioni, commentarle dopo, con distacco, con oggettività perché a caldo si sente solo la tragedia, la rabbia e non si riesce a fare informazione reale, a scrivere davvero bene. Per questo ha scelto di riportare una storia su Sarajevo, una storia successa 22 anni fa. Per scrivere un romanzo bisogna controllare la materia che si plasma e anche se stessi, nella stesura di un romanzo si è da soli con le proprie idee e i propri pensieri, si deve scrivere con responsabilità perché ciò che viene scritto è solo dell’autore.

003f7708_medium.jpg

Ci spostiamo invece a pag. 5 dove Carlo Bordoni illustra le teorie di Boorstin e Sloterdijk nell’articolo: La bolla ambientale. Prima abbiamo parlato di informazione e di fare informazione qui si parla invece di come difendersi da questo continuo bombardamento di informazioni, immagini, situazioni, in un mondo in cui c’è liquidità, globalizzazione conviene davvero scappare per difendersi? Sembra di no, il mondo è quasi tutto uguale, le problematiche sono sempre le stesse: l’individualità è minata, le sicurezze si dissolvono, le abitudini cambiano in continuazione allora l’unica soluzione è mettere radici. Ancorarsi, legarsi a territori, a tradizioni in cui: “le certezze, introvabili nella società, sono allora rintracciabili dentro il proprio spazio privato.” Ed ecco allora la teoria di Boorstin che prova la necessità di chi deve spostarsi, come un turista, di portarsi dietro una serie di oggetti che rappresentino la sua comfort zone per sentirsi sempre a casa, sempre nel suo luogo. Molto simile è l’ipotesi di Sloterdijk che utilizza il concetto di bolla ambientale, come uno spazio che può anche essere mutevole e malleabile, ma che rappresenti uno spazio di forte identità e appartenenza che si distingua dal resto. L’esempio più lampante è il nostro cellulare: rappresenta la nostra bolla di appartenenza, la nostra casa, ci lega ai nostri luoghi, alle persone che fanno parte della nostra vita per avere la certezza di avere un luogo in cui ripararci da una realtà inaffidabile.

Allora restare, ritagliarsi questi spazi, chiudersi nell’individualismo, può essere una valida alternativa alla fuga? Bordoni chiude l’articolo con una risposta positiva a questa domanda: “Un’umanità che gioca in difesa ha una sua dignità, poiché resistere – sia pure dentro una bolla – significa non avere ancora perduto la speranza.” E voi?

 

Al sole come i gatti

Al sole come i gatti è una graphic novel di Marta Baroni, pubblicata da Bao Publishing al prezzo di 15 euro.

Piccola premessa, io abito a Roma da 3 anni, ora sono in ferie forzate giù a cercare i libri per la tesi, e già non ce la faccio più a stare qui perché fa freddo, in montagna, non c’è mai niente da fare, poi ho letto questo fumetto e quindi mi si è un attimo spezzato il cuore e niente tornerò a Roma molto presto.

image_book.jpg

Questa graphic novel mi ha emozionato molto, è una specie di diario di viaggio, non solo nella città eterna (espressione cara all’autrice), ma nella vita, nell’infanzia e nell’adolescenza della protagonista che si racconta e si scopre in relazione ai luoghi di cui ci parla. È un bel viaggio quello che racconta: lento, assolutamente non mainstream. Chi conosce “solo” la Roma del centro, le piazze più importanti, le zone turistiche si sentirà immerso praticamente in una città nuova.

Si parte da Tor Marancia, Garbatella, S. Paolo e si parte con i giochi, con la spensieratezza, man mano che la lettura va avanti la città cresce e cresce anche Marta, insieme a tutta la sua combriccola e allora ci si sposta: s’inizia a familiarizzare con posti nuovi e si arriva a Trastevere, a S. Lorenzo, al Pigneto, al Forte Prenestino. Poi ci sono tanti aneddoti che vengono descritti, come l’incubo per noi studenti de La Sapienza: MAI GUARDARE NEGLI OCCHI LA MINERVA (statua simbolo che è di fronte al rettorato) pena la mancata laurea, io neanche nel disegno l’ho guardata, non si sa mai. Poi c’è la descrizione di alcuni locali, di alcuni bar (non conoscevo Fassi, devo correre a mangiare il Sanpietrino ora).

Insomma a me ha fatto venire tanta nostalgia, soprattutto nella parte finale: la città sparisce, le tavole diventano bianche, colorate solo dalle riflessioni di Marta, che deve partire, lasciando il luogo che l’ha cresciuta, che l’ha resa com’è. Sembra un fumetto carino e divertente, ma nasconde anche significati profondi, come le radici, l’identità, la forza dell’appartenenza, la propria storia.

La caratterizzazione dei personaggi non toglie spazio alla descrizione della città, i personaggi sono descritti velocemente in modo diretto e simpatico, le tavole poi sono molto belle, come la Roma che si racconta, sono dai colori insoliti: un tripudio di colori e vivacità grazie al rosa, fucsia, arancione.

 

Penso che questa graphic novel sia un gioiellino, racconta la Roma che si vive davvero, quella degli incontri, delle feste. C’è la curiosità di scoprire la città insieme a Marta che cresce, si sente la sua malinconia nel lasciarla, il suo orgoglio nel raccontarne la storia. Merita tanto, quindi su, immergetevi in questo insolito tour nella capitale.

Questo fumetto fa parte della collana Bao Publishing: Le città viste dall’alto (vi ricordo lo sconto fino al 25 settembre), sorvolate Roma anche voi!

Blog su WordPress.com.

Su ↑