Storie di un’attesa è un fumetto scritto e disegnato da Sergio Algozzino, edito da Tunuè al prezzo di 16 euro.

Il titolo è esemplificativo: si parla di attese, varie, diverse, in epoche diverse, ‘800, primo ‘900 e anni ’90, ma tutte accomunate dallo stesso luogo: Palermo.

Siamo di fronte ad una bellissima graphic novel, le storie principali sono tre che descrivono:

  1. L’attesa per un viaggio che comporta quindi la sua preparazione, l’eccitazione per la partenza e che porterà il protagonista a trovare il modo di fare un vero atto di fede.
  2. L’attesa più lunga e temporalmente distribuita per una partita a scacchi per corrispondenza, in cui la lentezza e la riflessività già proprie del gioco sono portate all’estremo.
  3. L’attesa più nostra e dinamica di un ragazzo che aspetta la ragazza che gli piace sotto casa sua, tribolato da dubbi, incertezze e fantasie.

La partita a scacchi a distanza è sicuramente la storyline più particolare, i temi che racchiude sono tanti: amicizia, amore, guerra, allontanamenti, dolore e così via; parla anche di altri libri, facendo riferimento principalmente alla Novella degli scacchi di Zweig.

La narrazione è però costellata da tante altre mini – storie che descrivono tanti altri tipi di attesa: quella nel traffico, quella per il caricamento di un film… Le sfaccettature di un’attesa sono tante, indefinibili, improvvise, ma alla fine il sentimento di ansia misto ad eccitazione rimane pressapoco lo stesso per tutte. Algozzino riesce a trasmettere questo sentimento al lettore, e rende bene l’impalpabilità e l’indeterminatezza dell’attesa, di una situazione di stallo, grazie anche al fatto che i personaggi sono messi in secondo piano: non ne viene raccontata la storia, ma soprattutto non hanno un nome. Sono immortalati nell’atto di attendere e tanto basti al lettore. Questa graphic novel a tratti diventa molto, molto intuitiva: nè il disegno, nè i dialoghi aiutano a sbrogliare alcuni fili ed il lettore può così ritagliarsi lo spazio per immaginarsi la situazione: a cosa porta quest’attesa? Conviene arrabbiarsi e innervosirsi perché si sta perdendo tempo?

Le tre storie principali hanno lo stesso stile graficamente parlando, mentre per le mini – storie cambia tutto: disegni, colori, personaggi sono completamente diversi. Il fatto che non ci sia un ordine cronologico nella narrazione, e che le storyline principali siano spezzettate e narrate passando per altre storie mi è piaciuto molto. Ci si imbatte in situazioni diverse e lontane di volta in volta e questo genera nel lettore l’attesa di voler ritornare alle storie principali per vedere come va a finire, la risoluzione è infatti di volta in volta rimandata dall’entrata in scena di nuove vignette, nuovi avvenimenti: è la vita.

Ho amato anche come attraverso i personaggi ci sono continui rimandi a Palermo, alla sua bellezza, al suo calore che conquista e infatti… Mi è venuta un po’ la nostalgia e vorrei tornarci, magari per i fuochi di Santa Rosalia.

Andate a Palermo, leggete Storie di un’attesa e ricordate, come diceva il caro Lessing:

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.