Questo romanzo ha vinto il Pulitzer nel 2009, edito da Fazi Editore al prezzo di 18,50 euro.

Il titolo lascerebbe pensare ad una narrazione incentrata esclusivamente sulla figura di Olive Kitteridge, ma non è così: la vita della protagonista è riportata come in uno specchio, la sua interiorità, il suo carattere nella maggior parte della volte viene fuori riflessa nelle vicende degli altri personaggi.

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Il romanzo è stato definito “romanzo di racconti” perchè c’è una linea narrativa di base, che sarebbe la descrizione della vita di Olive, frammentata in racconti di altri personaggi residenti nell’immaginaria cittadina di Crosby. Si è pensato a questa definizione perchè il libro ha una struttura particolare: è articolato in 13 racconti autonomi rispetto agli altri ed anche lontani cronologicamente, legati sempre da qualche riferimento ad Olive. Sinceramente (da profana) avrei scelto un’altra definizione. Non c’è bisogno di ultilizzare questo neologismo “romanzo di racconti” insomma, che significa? Si può benissimo collocare questo romanzo tra i romanzi corali. La figura di Olive infatti non è predominante in tutti i capitoli, ogni personaggio racconta la sua storia, la sua vita, ha una sua precisa caratterizzazione, dice la sua su Olive e tutto è amalgamato nella stessa cornice geografica che è la cittadina di Crosby… come la chiamereste voi una produzione del genere?

Passiamo alle cose importanti: i personaggi. I ritratti di questa gente sono accuratissimi, non si può non entrare in empatia con il signor Henry Kitteridge, avere un rapporto di amore/odio con Olive, un po’ di compassione per la pianista e così via… Vige un estremo realismo, le storie narrate sono semplici, quotidiane, ma non per questo poco coinvolgenti, anzi, ci immedesimiamo proprio perchè sono cose che abbiamo vissuto, potremmo vivere…

Non è un libro che si legge tutto d’un fiato, non c’è l’ansia di finire ma è meglio così. Si deve leggere con calma, per assaporarne la delicatezza. Lo stile è meraviglioso ad una apparente semplicità: frasi molto brevi, costruzione semplice, si contrappongono ricchissime descrizioni ed un grande lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi, ognuno è sviscerato, descritto in ogni particolare fisico e psicologico. E’ un romanzo introspettivo e nel bel mezzo dell’intimità che la Strout riesce a creare vengono inseriti colpi di scena pazzechi: morti, incidenti e così via. In genere gli autori cercano di preparare il lettore a questi eventi lasciando indizi, creando un atmosfera di suspense, mentre qui no: entrano nella vicenda come entrerebbero nella vita, all’improvviso.

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E’ un libro che consiglio vivamente, si mantiene molto sul malinconico, ma è davvero bellissimo, poi lo stile della Strout è il top, quindi ora recupererò tutti i suoi libri! Voi conoscete questa autrice? Che state leggendo?

 

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