Beowulf è un poema epico scritto in lingua inglese arcaica, intorno all’VIII sec. Siamo in Danimarca, alla corte del re Hrothgar devastata dal Grendel: un mostro gigantesco ed estremamente sanguinario. La situazione è sempre più tragica, ma arriva in soccorso del villaggio di Heorot, Beowulf che è nipote del re dei Geati abitanti della Svezia. Beowulf è l’eroe, descritto nel poema con qualità eccessive: forza sovrumana, grandissima abilità cose con cui riuscirà a sconfiggere il Grendel, ma i mostri per Beowulf non sono finiti…

Quello di cui vi parlo oggi non è il poema originale, ma una splendida versione: una graphic novel edita da Tunuè (prezzo 19,90 euro) di Santiago Garcia e David Rubin.

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Questo Beowulf è rosso: tanto sangue, tanta passione. Nonostante la storia si svolga nella fredda Danimarca questa graphic novel emana un calore anomalo. Non è solo la passione dell’eroe salvatore a far sciogliere la neve danese, che arriva da lontano e all’improvviso con il solo intento di uccidere il mostro, ma anche quella visibilissima del mostro. Se il rosso è il colore portante, la cosa che non manca mai sulla scena è la carne. Il disegno si snoda su due piani: quello degli esseri umani e quello del Grendel. Il mostro infatti c’è in ogni tavola, la sua presenza aleggia sempre e dovunque e questa presenza viene percepita solo dal lettore. Gli umani nella storia in molti punti sono ignari della compresenza del mostro, mentre il lettore viene catapultato nella storia su un doppio livello ed ha un occhio privilegiato questo però non lo facilita a comprendere prima dei presenti cosa succederà, ma… vede solo più carne, infatti il Grendel vede gli uomini come fibre carnose. (Calcolate che quella che sto tentando di fare è la descrizione più difficile mai vista, perchè non so davvero come spiegarvi quello che si vede, fatemi sapere se avere capito qualcosa!)

I dialoghi sono ridotti al minimo indispensabile e questo rende il fumetto molto aperto alle interpretazioni, serve una buona attenzione alle tavole ed ai minimi particolari dei disegni per non perdersi nella vicenda. Il disegno manda avanti la narrazione, e che disegno! Il doppio piano, i riquadri con i particolari, i paesaggi, le gradazioni cromatiche tutte su colori caldi e poi: quanto è bello il Grendel?

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Per quanto riguarda i dialoghi, è vero che sono pochi, ma hanno un loro carattere. Non si tratta infatti di vere e proprie conversazioni, quanto di sentenze, frasi secche. Ed in questa sentenziosità non manca l’ironia.

Insomma leggetelo su! La resa grafica fenomenale, i dialoghi pochi ma buoni, è di sicuro un fumetto molto violento ed oserei dire molto maschile, c’è giusto l’ombra del gentil sesso: non è un fumetto per signorine, ecco. Però è bellissimo, non ha nessun difetto, anzi, nelle dediche è concentrato anche tutto il romanticismo di cui non c’è traccia nella graphic novel.

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