Buonasera! Oggi parliamo di uno splendido libro di Gabriel Garcia Marquez: Dell’amore e di altri demoni.

Questo libro l’ho letteralmente divorato, nonostante nel frattempo i libri universitari stanno divorando me. È tutto un magna magna in pratica!  L’edizione che ho io è vecchiotta, edita da Mondadori, pagato 2,50€ .

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La copertina è rossa e il rosso è il colore del romanzo. Rossi sono i capelli della bellissima Serva Maria, una nobile bimba creola. Il romanzo si apre nell’epoca attuale è stato scritto nel 1994, per poi passare nelle colonie spagnole nella fine dell’800. La storia vera e propria è un racconto nel racconto, riportato dal narratore-reporter.

Anche se il titolo lascia pensare all’amore come tema portante, questo sentimento è relegato alla seconda metà del libro ed è molto sfumato: niente dolcezze, romanticherie melense e cose appiccicose e di cattivo gusto. L’avete capito che i romanzi rosa non sono proprio il mio genere no? A me piacciono i libri che parlano d’amore, ma devono farlo in modo innovativo, interessante e soprattutto la storia deve essere variegata, originale e non basarsi solo su un “misero” rapporto tra due persone.

Questo libro è bello per questo: l’amore viene alla fine e anzi tutta la prima parte è incentrata sull’indifferenza, sul vuoto e sulla mancanza di affetto. Abbiamo i genitori di Serva Maria che non nutrono assolutamente affetto l’uno per l’altra, il loro matrimonio è stato una macchinazione di lei, un’unione a tavolino. La contrabbandiera creola, madre di Serva Maria non prova però interesse nemmeno per sua figlia, anzi vede la ragazzina come una COSA superflua e anche terribilmente spaventosa.

E che dire del padre? Don Ignacio mi fa pena, davvero. È inerte davanti a qualsiasi cosa e per me è il personaggio più interessante del romanzo. È un uomo triste, solo, che non riesce e non vuole fare nulla per migliorare la sua situazione. Amerà varie persone: Martina, anche la moglie in un certo senso, ma soprattutto Sierva Maria. È con lei che Don Ignacio diventa finalmente qualcosa, non era mai stato nulla, non era mai stato apprezzato dalla famiglia, nè da nessun altro perché lasciava semplicemente scorrere i suoi giorni senza muoversi. Con Sierva Maria da un giorno all’altro diventa padre. Sarà un padre attento, amorevole, intriso di sensi di colpa, ma poi come sempre non riesce a rendere compiuto neanche l’amore per la figlia. Anche con lei tutto svanisce e la sua vita precipita di nuovo e per sempre nel non finito che l’aveva contraddistinta.

La protagonista del romanzo è però Serva Maria. Che personaggio! È il mistero fatto persona, lei è descritta attraverso impliciti e non detti e solo attraverso gli occhi degli estranei, il narratore su Serva Maria fa pochissime osservazioni. La bambina racchiude il significato di creolo, che oltre a  significare una mescolanza, etimologicamente significa “servo nato in casa”. Lo stesso nome della piccola rimanda alla sfera della servitù, ma è la sua educazione che la fa una “serva nata in casa”: nasce in una casa ricca, da una famiglia nobile, ma viene allevata dai servi di colore della casa stessa: mangia con loro, dorme con loro, danza, impara le loro lingue, i loro costumi, prega le loro divinità e questo rappresenterà un enorme problema.

La bambina riesce ad essere se stessa solo con la sua reale famiglia ed è a suo agio solamente con le persone di colore, ma ricordiamoci che siamo in una colonia spagnola, cattolicissima. Dopo il morso di un cane affetto da rabbia, inizieranno le torture per Serva Maria. Neanche alla fine si riesce a capire la vera natura della bambina, ma secondo me i demoni non c’entrano. Trovo che le difficoltà della bambina di rapportarsi a quella che doveva essere la sua reale casta fosse semplicemente dovuto al suo allevamento, ma anche ad una sorta di ribellione contro coloro che l’avevano fatta nascere, ma che poi l’avevano relegata in un posto che non doveva essere il suo. Tutto si complica quando viene portata in un convento e qui inizia la sua storia d’amore. Un amore travagliato, ma puro, innocente, tra due anime particolari, ma sensibili. Sierva Maria riesce ad aprirsi anche ad ammansirsi, nonostante le saltino i nervi in alcune occasioni perché sa che quello non è il suo posto. Serva Maria però resiste, resiste a tutto nella sua gabbia di bugie e silenzi, solo all’ultimo non riesce più a raccogliere le forze, smarrisce la sua furbizia, la sua intelligenza, perde il controllo perché forse, per la prima volta ha a che fare con una sfera nuova per lei: sentimenti reali. Ciò che le succede diventa troppo per lei, la solitudine la divora e…

 

Lo consiglio a tutti, perché è una storia silenziosa, ma prorompente. A tratti ironica, ma soprattutto malinconica. Ha tutto e il contrario di tutto e lascia con un grande interrogativo.

Voi che ne pensate? Lo avete già letto o avete letto altro di Marquez? (Comunque così, per dire, mi sono appena iscritta ad Anobii http://www.anobii.com/0186f3c4c56a3afff6/books cercatemi se vi aggrada!)

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