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tararabundidee

"Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito. Perché la lettura è un'immortalità all'indietro."

Mese

febbraio 2016

L’Eco delle tesi.

Come si fa una tesi di laurea.

www.mondadoristore.it

 

 

Come si fa una tesi di laurea è un libro del 1976, scritto da Umberto Eco per Bompiani. L’edizione che ho io è del 2013 e costa 10,00€.
Parlare di Umberto Eco per me ora è davvero difficile, sono una sua grandissima sostenitrice e il suo lutto mi ha colpita molto. Non sono ancora pronta a parlare dei suoi romanzi che mi hanno trasmesso l’amore per la lettura e per la storia, vi parlerò oggi di un’opera diversa.

“La tesi è come il maiale, non se ne butta via niente.”

Come si fa una tesi di laurea è un manuale di istruzioni per l’uso. Eco si rivolge ai laureandi in materie umanistiche, ma secondo me è un ottimo supporto per tutti. Innanzitutto ho apprezzato moltissimo il 1° capitolo in cui parla del sistema della laurea in Italia e aderisco alla sua critica. Lui infatti pensa che a 21-22 anni, dopo soli 3 anni di università non si possa pretendere da un ragazzo una ricerca così serrata come la tesi, perché dopo soli 3 anni non ha nè la conoscenza adatta su un determinato argomento, nè le idee chiare su cosa davvero fare nella vita. Per non parlare del fatto che scrivere una tesi è difficilissimo, dato che nelle Università italiane non si fa esercitare per nulla la scrittura. Anche secondo me questa cosa è impensabile ed io stessa mi sto trovando in non poche difficoltà per scrivere la tesi, ma questo libro mi ha chiarito vari punti.

Innanzitutto il libro è diviso in 6 capitoli:
1. Cos’è una tesi di laurea e a cosa serve.
2. La scelta dell’argomento.
3. La ricerca del materiale.
4. Il piano di lavoro e la schedatura.
5. La stesura.
6. Il piano definitivo.

Nel capitolo 1 parla oltre che della stupidaggine delle università italiane, della differenza tra le tesi italiane e quelle estere, i vari tipi di tesi che possono esserci, facendo una panoramica generale.
Nel capitolo 2 invece offre davvero tantissimi spunti sulla scelta di un argomento, in base sia alle conoscenze, sia ai mezzi che i ragazzi hanno per acquisire tutto quello di cui hanno bisogno per lo studio; quali sono gli argomenti più facilmente contestabili e quali quelli che possono lasciare a bocca asciutta la commissione.
Mi è servito particolarmente il capitolo 3, perché da ottime dritte per le ricerche in biblioteca, come muoversi in mezzo a tante informazioni ed un ottimo supporto è anche il capitolo 4. Qui Eco fa tanti esempi di metodi in cui si può organizzare lo studio per la tesi, mostra molti tipi di schede che aiutano a snellire il lavoro, a ricordarci meglio opere e contenuti, parla anche di come sottolineare, come riportare citazioni, insomma dà tantissimi consigli che mi sono serviti anche per lo studio in generale.
Il 5 e 6 sono capitoli davvero utilissimi, non solo descrive tutti i modi in cui fare una bibliografia, ma anche come scrivere le note, quando sottolineare le parole, come dividere la tesi in capitoli, come strutturare il testo della tesi con tanto di informazioni sulla spaziatura, sui margini che la pagina deve rispettare, come ordinare i paragrafi, qual è il linguaggio e la punteggiatura adatta a questo tipo di scrittura e tanto altro.
Il tutto farcito da una ottima dose di ironia e una infinità di esempi, che possono davvero giovare a chi ha tanta confusione.

“Non so quale sia la morale di questa storia, ma so che ce n’è almeno una, ed è molto bella. Auguro ai miei lettori di trovare nel corso della loro vita molti abati Vallet, e auguro a me stesso di diventare l’abate Vallet di qualcun altro.”

Nonostante l’argomento non sembra dei più interessanti devo dire che è stata una lettura piacevole, mi ha aiutato e mi ha chiarito le idee in tanti punti. Insomma è un libro che fa il suo dovere. L’unica pecca? È stato scritto nel 1976 quindi alcuni dei metodi che consiglia ora sono superati, soprattutto le tante indicazioni che dà su come impaginare la tesi sono ora antiquate, visto che quelle indicazioni erano per scrivere a macchina!

Voto: 7½

il (nostro) triste italiano

Eterogenesi dei fini

Cattura

Umberto Eco è morto. Mi sarei sorpreso del contrario a dire il vero, avrebbe cioè destato in me scalpore leggere su una qualche testata: «Umberto Eco non è morto e non morirà», e questo semplicemente perché gli esseri umani crepano, tutti.
È molto faticoso per i lettori scindere un autore (Umberto Eco) dalla sua opera (i testi di Umberto Eco), e intorno a tale difficoltà questo preciso autore ha disquisito a lungo.
Fortuna vuole che i libri sopravvivano alla morte di chi li ha scritti. Semiotica vuole anche che Umberto Eco abbia lasciato qualcuno a fare le proprie veci dentro i suoi libri, qualcuno di ben intenzionato che incoraggi il lettore a capire e a far funzionare quei testi. (Si potrebbe -in virtù di ciò- ancora fare una passeggiata dentro questo libro, ad esempio).
Del resto se un libro fosse un armadio di truciolare smontato, uno scrittore sarebbe senz’altro colui che ha nascosto…

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VERSAILLES, la serie.

Versailles è una serie del 2015, produzione franco-canadese, diffusa da Canal Plus. Ho avuto l’occasione di vederla in streaming sub ita, è stata presentata nel 2015 al Festival del Cinema di Roma. Spero venga trasmessa anche in Italia, ma ora:

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Immagine dal sito ufficiale della serie.

Vi avviso, ci saranno degli spoiler parlerò infatti di tutta la prima stagione, ovviamente non farò enormi anticipazioni, non siate timorosi!

Allora, che dire, 10 puntate MERAVIGLIOSE. A partire dalla sigla, il top proprio.Poi il personaggio principale, lui il mitico mito LUIGI XIV, interpretato in modo magistrale da George Blagden, fantastico anche nel ruolo che mi aveva fatto innamorare di questo attore, ovvero Athelstan in Vikings (serie che consiglio a TUTTI).  Luigi XIV è presentato un po’ come ce lo aspetteremmo: altezzoso, manipolatore, freddissimo, ma a tratti estremamente sensibile. Una delle scene in cui si vede questa tenerezza è quella in cui lui parla da amico, tralasciando le vesti di sovrano e facendosi vedere per pochissime volte nella serie come un uomo, con il fidatissimo Bontemps (Stuart Bowman), che è praticamente la sua ombra, un uomo che ispira fiducia a prescindere. Tutti vorremmo un Bontemps in casa, fidatevi!
Luigi viene presentato come un grande innovatore e no… non solo per la fantastica idea di costruire Versailles, ha proprio una mentalità molto aperta. Si vede nelle prime puntate quando riesce a trattare con grande reattività e calma uno scandalo che vede coinvolta la moglie, la regina Maria Teresa (Elisa Lasowski) e nella stessa puntata come dà fiducia a Claudine (Lizzie Brocherè), uno dei miei personaggi preferiti. Claudine è la figlia del medico di corte e segue il padre incessantemente, lavorando al suo fianco, ma a differenza del padre lei sperimenta, scopre, non ha paura di avventurarsi nei meandri della scienza e ricordiamo che in questi anni poteva essere condannata per stregoneria! La modernità di Luigi sta nel vedere in questa giovane donna sicurezza e talento e infischiarsene del suo sesso, lei infatti prenderà il posto del padre come medico di corte.

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Immagine dal sito ufficiale della serie.

Una menzione d’onore alla coppia gay semi-dichiarata della vicenda: Filippo D’Orleans (Alexandre Vlahos) e Le Chavalier de Lorraine (Evan Williams) che non fanno mai mistero del loro amore e ancora una volta, nè Luigi, nè la corte hanno atteggiamenti negativi nei loro confronti, per loro è una cosa estremamente normale, come dovrebbe essere.

Tutta la trama è imperniata dall’enorme progetto della costruzione della reggia e da continue cospirazioni, ribellioni, dispute che hanno tutte come obbiettivo quello di eliminare Luigi XIV dal trono francese, tutte queste cospirazioni sono tenute sotto controllo, sventate da FABIEN MARCHAL (Tygh Runyan) il personaggio che io ho letteralmente amato. Sogno un Fabien Marchal tutto mio, adoro il personaggio e Il magnifico attore che lo interpreta. Lui è il capo della guardia reale, colui che sa tutto, che ha delle magiche visioni che lo portano sempre al colpevole, raccoglie tutti gli indizi e non sbaglia mai un colpo. Lui sarà avvelenato, accoltellato, ferito e nulla, è per fortuna immortale e resiste a tutto. È colui che punisce, castiga e tortura, ma che è stato sedotto ed ingannato da una poco di buono, Beatrice (Amira Casar) che per fortuna avrà quel che si merita!
La stagione si chiude con tanti interrogativi che lasciano ben sperare per il sequel, ma con una grande perdita: Henriette. Le ultime puntate danno molto spazio a questo personaggio. Lei è moglie di Filippo D’Orleans e da sempre una delle amanti di Luigi XIV, sarà sempre divisa nell’affetto per i due uomini e nel momento della sua morte, i due sempre in disaccordo, avranno un magico ed unico momento di unione. Lei era in fondo il legame che li teneva uniti, una donna di una estrema bellezza e di una enorme dolcezza, avvelenata da una delle tante congiure ed interpretata da Noemie Schmitd.

Che posso più dire su questa serie? Che è bellissima, rispetta molto bene a mio avviso la storia senza stravolgerla e senza romanzarla troppo. Gli attori sono tutti magnifici, le scene e le ambientazioni estremamente realistiche. Non vedo l’ora che esca la nuova stagione! Una serie così ci voleva, peccato che in Italia non uscirà mai molto probabilmente. È una serie che consiglio, ma non ai deboli di cuore e facilmente impressionanti. Le scene sono estremamente crude, molto, molto sanguinolente e anche un po’ alla CSI quando Claudine studia i corpi dei pazienti. Manca quasi del tutto il romanticismo devo dire che è mancato un momento in cui commuovermi, la trama è tutta suspance e colpi di scena e sono sicura che nella seconda stagione non mancherà.

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Immagine dal sito ufficiale della serie.

 

VOTO: 9!

Eccomi

Sono una persona molto timida, studio archeologia a Roma e non è per niente facile presentarmi, ma mi sa proprio che devo. Ho 21 anni e tante passioni che voglio condividere con voi.

Sono qui infatti per parlarvi di quello che più mi piace: film e libri.

Quelle che farò non sono vere e proprie recensioni, nè vogliono esserlo, non sono nè una critica cinematografica, nè un’editrice, però devo ammettere che mi piace conoscere il parere degli altri e sempre su internet cerco le opinioni di altre persone, confrontarsi vuol dire crescere no? Io voglio solo fare questo, darvi il mio parere sulle cose che guardo e leggo, consigliarvi, confrontarmi e scrivere un po’.

Non ho nessuna pretesa e tutti i vostri commenti, complimenti o critiche che siano li apprezzerò. Mi basta sapere che abbiate speso un minuto del vostro tempo per leggermi e sarò felice!

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Spero vi piaccia quello che troverete qui, buona lettura!

Bright Star

Salve. Sabato sera in solitudine, io, la tisana, il computer, l’ansia pre-esame, una lista di film da guardare. Per questa sera ho scelto “Bright Star”, produzione australiana del 2009, scritto e diretto da Jane Campion.

Il film s’incentra sulla figura di John Keats, poeta romantico inglese, e della sua fiamma Fanny Brawne, rispettivamente Ben Whishaw ed Abbie Cornish (le informazioni da wikipedia finiscono qui!).

119 minuti di puro romanticismo. Keats nel film è come me lo sarei sempre immaginata, un uomo delicatissimo, solcato da sentimenti profondi, tanto profondi che lo turbano, lo ammalano, ma soprattutto lo ispirano. Il film è pieno zeppo di silenzi, pause, in cui i due innamorati si lanciano sguardi, si sfiorano con gli occhi; ma è anche pieno di citazioni, citazioni di libri e autori inglesi e citazioni delle poesie di Keats che sono il leitmotiv dell’amore tra questo squattrinatissimo e malato poeta e la sua Fanny, sarta, esperta di moda, frivola e civettuola, come non manca mai di sottolineare il viscido e onnipresente Brown. Un paio di cose mi hanno attirato particolarmente: i paesaggi e la cerchia femminile decisamente all’avanguardia.

Per quanto riguarda i paesaggi, tutto il film è un tripudio di verde, boschi, ma soprattutto prati e fiori, le scene d’intimità fra i due (sempre tenerissimi baci, il film è decisamente casto e pulito) si svolgono quasi sempre all’aperto, nei giardini che circondano questa casa divisa tra la famiglia di Fanny e l’amico del poeta Brown. Meravigliosa poi, la scena girata nella stanza di Fanny, quando lei si strugge per la lontananza dell’amato Keats in cui dovunque svolazzano farfalle.

L’altra grande sorpresa sono le donne del film, a partire dalla stessa Fanny, ma soprattutto la sorpresa viene dalla madre. Siamo tra il 1818 ed il 1821, eppure questa madre non è per niente severa, non vieta alla figlia di vedere Keats, non vieta di baciarlo, di condividere momenti d’intimità nonostante i due non siano fidanzati. La consola durante le sue delusioni ed anzi, alla fine è lei stessa a proporre il matrimonio tra i due. Ugualmente aperte e moderne sono tutte le altre donne che frequentano la casa, ogni tanto si parla di pettegolezzi della gente, del fatto che Keats non ha niente e non è adatto a mantenere Fanny, ma alla fine non c’è nessuna rozzezza, nessuna privazione, cosa che mi sarei aspettata.

Per il resto, è un film molto silenzioso e non ha a pieno catturato la mia attenzione, lo consiglio sì, ma a chi ha davvero bisogno di una sferzata di romanticismo! Per i miei gusti manca di avventura e di colpi di scena.

voto: 7

 

 

  • SPOILER

Ovviamente alla fine, nel 1821 Keats muore a Roma, l’ultima battuta che si scambiano i due, che si lasciano prima di partire è: “Non una parola”. Fantastiche le ultime scene, che mostrano la bara sotto la scalinata di Trinità dei Monti.

 

 

 

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